Il tribunale di Pavia ha emesso una sentenza di primo grado nei confronti di Massimo Adriatici, ex assessore leghista alla Sicurezza del Comune di Voghera, condannandolo a 12 anni di reclusione per omicidio volontario per aver sparato e ucciso il senzatetto marocchino Youns El Boussettaoui la sera del 20 luglio 2021 in piazza Meardi.
Una sentenza oltre le attese
Il giudice Luigi Riganti ha inflitto una pena superiore alla richiesta della Procura, che aveva chiesto 11 anni e 4 mesi di carcere, rigettando la tesi difensiva di legittima difesa presentata dal legale di Adriatici.
Nel calcolo della pena è stato applicato lo sconto previsto per il rito abbreviato scelto dall’imputato.
Il tribunale ha inoltre disposto una provvisionale complessiva di 380 mila euro a favore dei familiari della vittima: 90 mila a ciascun genitore di El Boussettaoui e 50 mila a ciascuno dei fratelli e delle sorelle.
I fatti e l’iter giudiziario
La vicenda risale alla sera del luglio 2021, quando Adriatici, allora titolare della delega alla Sicurezza nel Comune di Voghera, esplose un colpo di pistola calibro 22 con una Beretta che aveva con sé, ferendo mortalmente El Boussettaoui, 39enne di origine marocchina senza fissa dimora.
Nel corso degli anni il procedimento giudiziario ha avuto sviluppi significativi: inizialmente la Procura aveva formulato l’accusa sulla base dell’eccesso colposo di legittima difesa, ma la giudice di primo grado nel 2024 ritenne che gli elementi acquisiti indicassero un quadro più grave di omicidio volontario col dolo eventuale, rimandando gli atti al pubblico ministero per la riformulazione dell’imputazione.
Le posizioni delle parti
La famiglia di Youns El Boussettaoui, costituitasi parte civile, ha accolto con sollievo la decisione del giudice. Una delle sorelle della vittima ha dichiarato che la condanna supera le attese: pur con il dolore per la perdita del fratello, la sentenza rappresenta “giustizia” per la famiglia, che aveva sempre rifiutato le offerte di risarcimento avanzate dall’imputato durante il lungo iter processuale.

Dalla difesa di Adriatici, invece, si sottolinea lo “sconvolgimento” per una sentenza considerata distante dalla ricostruzione dei fatti e dalle pronunce della Cassazione in casi analoghi, insistendo sulla provocazione subita e sugli elementi video che, secondo gli avvocati, avrebbero mostrato una dinamica diversa.
Le prospettive future
La sentenza di primo grado non è definitiva: la difesa ha già annunciato l’intenzione di impugnare la decisione in appello. Le questioni giuridiche sollevate, inclusa la distinzione tra legittima difesa e omicidio volontario con dolo eventuale, potrebbero così tornare al vaglio di una corte superiore.
La condanna di Massimo Adriatici rappresenta uno degli episodi giudiziari più discussi degli ultimi anni in Italia, per la rilevanza mediatica e politica legata alla figura dell’imputato, ex amministratore locale in un comune lombardo e già membro di spicco della Lega, nonché per le implicazioni sul tema dell’uso delle armi e della sicurezza urbana.
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