Federazione Italia incassa una vittoria politica e istituzionale con la sentenza del TAR dell’Emilia-Romagna che ha annullato le ordinanze comunali sul progetto “Bologna 30”. Un pronunciamento che va oltre il piano giuridico e rappresenta il punto di arrivo di una lunga battaglia politica, civile e istituzionale contro un modello di sicurezza stradale ideologico e punitivo, spesso orientato più a fare cassa che a proteggere davvero cittadini e lavoratori.
Una battaglia che oggi trova conferma nelle parole dei giudici amministrativi e che, come sottolinea Barbara La Rosa, Portavoce nazionale di Federazione Italia, ristabilisce un principio fondamentale:
la sicurezza non può essere usata come pretesto per colpire i cittadini con sanzioni e spese inutili.

Una sentenza che dà ragione a chi aveva sollevato dubbi fin dall’inizio
Quando il Comune di Bologna annunciò l’introduzione generalizzata del limite dei 30 km/h, Federazione Italia fu tra le prime organizzazioni a sollevare interrogativi concreti:
dove sono le istruttorie tecniche?
dove sono i dati sugli incidenti?
dove sono i piani aggiornati sul traffico urbano?
Domande rimaste a lungo senza risposta, mentre il progetto veniva applicato su larga scala e presentato come un modello virtuoso da esportare in tutta Italia.
Per due anni, nonostante le criticità evidenti, “Bologna 30” è rimasto in vigore. Persino il primo pronunciamento del TAR, nel novembre 2024, sembrava legittimare l’impianto del provvedimento, respingendo il ricorso dei tassisti e definendo le misure “funzionali alla tutela della pubblica incolumità”.
Ma Federazione Italia non ha arretrato. Ha continuato a denunciare pubblicamente le incongruenze tecniche, i costi sproporzionati e l’assenza di una visione organica della mobilità urbana.
Il ribaltamento giuridico e la conferma delle tesi di Federazione Italia
Il cambio di passo è arrivato quando il Consiglio di Stato ha ribaltato l’impostazione iniziale, riconoscendo l’ammissibilità dell’impugnazione presentata da Fratelli d’Italia e rinviando il caso al TAR per una nuova valutazione nel merito.
La nuova sentenza ha segnato un punto di svolta: le ordinanze sono state annullate, mettendo nero su bianco ciò che Federazione Italia sostiene da tempo.
Non basta invocare la sicurezza stradale per giustificare provvedimenti generalizzati, costosi e privi di adeguato supporto tecnico.
Il nodo dei costi: segnaletica, campagne e il rischio di danno erariale
Uno degli aspetti più contestati da Federazione Italia riguarda l’enorme quantità di risorse pubbliche impiegate per rendere operativo il progetto Bologna 30.
Segnaletica verticale e orizzontale rifatta, restringimenti di carreggiata, cartellonistica, brochure, campagne informative: un investimento massiccio che, secondo l’organizzazione, non trovava giustificazione né nei risultati né nella proporzionalità dell’intervento.
Una posizione che oggi trova ulteriore conferma nell’esposto presentato da Fratelli d’Italia alla Corte dei Conti, dove si ipotizza un possibile danno erariale. Un passaggio delicato che rafforza una delle principali accuse mosse da Federazione Italia:
quando la sicurezza diventa un’operazione di immagine, il conto lo pagano i cittadini.

L’unione tra politica, categorie e cittadini
Barbara La Rosa ha voluto sottolineare come questa vicenda dimostri l’importanza della sinergia tra società civile e rappresentanza politica, volgendo un plauso all’Onorevole Galeazzo Bignami, per la determinazione politica con cui ha denunciato l’illegittimità del provvedimento e all’Eurodeputato Stefano Cavedagna, che ha seguito da vicino il ricorso, facendo da ponte tra le categorie colpite – come i tassisti – e la giustizia amministrativa.
Per Federazione Italia, questo è un esempio concreto di come la perseveranza e l’unità di intenti possano trasformare una battaglia apparentemente persa in una vittoria significativa.
Da Bologna a Roma: Federazione Italia lancia l’allarme su “Roma 30”
La sentenza non chiude la partita. Al contrario, apre un nuovo fronte.
Federazione Italia guarda ora con grande preoccupazione a Roma, dove il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore Eugenio Patanè stanno tentando di imporre il modello “Roma 30”.
Secondo l’organizzazione, nella Capitale si stanno ripetendo gli stessi errori, ossia limiti generalizzati senza adeguate istruttorie tecniche, l’assenza di un Piano Urbano del Traffico aggiornato e un’impostazione più sanzionatoria che realmente orientata alla sicurezza.
Il rischio è duplice: un’ondata di ricorsi e, ancora una volta, l’utilizzo improprio di risorse pubbliche, con possibili conseguenze anche sul piano contabile.
La visione di Federazione Italia: sicurezza vera, non slogan
Federazione Italia non è contraria alla sicurezza stradale. Al contrario, ne fa uno dei pilastri della propria azione politica. Ma la sicurezza, ribadisce Barbara La Rosa, non si costruisce con slogan, limiti indiscriminati e operazioni di facciata.
Servono diverse cose, tra cui analisi puntuali delle strade più pericolose, interventi mirati e proporzionati, una vera a propria manutenzione delle infrastrutture e , soprattutto, trasparenza totale sull’uso dei proventi delle multe.
La bocciatura di Bologna 30 è quindi molto più di una sentenza amministrativa.
È la conferma che le battaglie di Federazione Italia erano fondate, ed è un avvertimento per tutte le amministrazioni che intendono usare la sicurezza come strumento politico e fiscale.
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