HomePolitica & SocietàGiuseppe Conte rieletto presidente del Movimento 5 Stelle con l’89,3%: un congresso-bluff...

Giuseppe Conte rieletto presidente del Movimento 5 Stelle con l’89,3%: un congresso-bluff senza rivali e con le dimissioni di Chiara Appendino

La rielezione di Conte fotografa un Movimento senza competizione interna: il congresso conferma la svolta leaderistica e il malessere della base

Rieletto Conte alla guida del Movimento 5 Stelle con l’89,3% dei voti. Nessun rivale in corsa, e poche ore prima del voto le dimissioni di Chiara Appendino da vicepresidente agitano il partito. Ecco come il M5S è passato dal sogno della democrazia diretta a un partito guidato da un leader unico e indiscusso.

Conte rieletto presidente del M5S: un trionfo senza competizione

Giuseppe Conte è stato rieletto presidente del Movimento 5 Stelle con l’89,3% dei consensi. Su 101.783 iscritti aventi diritto al voto, hanno partecipato 59.720 persone (affluenza 58,6%). Il risultato appare trionfale, ma il contesto è chiaro: Conte era l’unico candidato in corsa. «Un grande attestato di fiducia», ha dichiarato il leader dopo l’annuncio, promettendo di “fare ancora di più e sempre meglio, insieme, dalla parte giusta”. Dietro le parole di unità, però, resta la realtà di un congresso privo di confronto, dove la partecipazione degli iscritti si riduce a una ratifica formale. Un congresso-bluff, più che un vero momento di democrazia interna.

simbolo movimento 5 Stelle

Dal sogno di Grillo e Casaleggio alla normalizzazione del Movimento 5 Stelle

Il M5S nasce nel 2009 per iniziativa di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, con l’obiettivo di riportare i cittadini al centro della politica. «Non siamo un partito, non vogliamo diventarlo», diceva Grillo nei primi V-Day. Nel 2013 il Movimento entra in Parlamento con un risultato storico e nel 2018 conquista oltre il 32% dei voti, diventando la prima forza politica italiana. Da allora, però, la parabola cambia direzione: governi con la Lega, poi con il PD e infine con Mario Draghi. La forza anti-sistema diventa forza di governo, e l’utopia partecipativa si trasforma in pragmatismo politico.

Dal “uno vale uno” al “uno comanda tutti”

Con l’arrivo di Giuseppe Conte nel 2021, il Movimento tenta di rinnovarsi e consolidarsi. Ma il “nuovo corso” ha progressivamente concentrato il potere nelle mani del leader. Le piattaforme digitali — da Rousseau a SkyVote — da strumenti di partecipazione sono diventate strumenti di ratifica. Le decisioni strategiche si prendono in cerchie ristrette, le candidature si filtrano dall’alto, il dibattito interno si riduce. Il risultato? Un Movimento unito ma passivo, dove “uno vale uno” è diventato un lontano slogan.

Le dimissioni di Chiara Appendino: crepa nella leadership di Conte

Alla vigilia del voto, un evento ha scosso la facciata di compattezza del M5S: le dimissioni di Chiara Appendino dal ruolo di vicepresidente.

L’ex sindaca di Torino, figura simbolica della generazione amministrativa grillina, ha lasciato l’incarico con parole dure: «Il Movimento ha perso la sua spinta originaria. Siamo diventati un partito integrato nel centrosinistra, più preoccupato di adattarsi che di cambiare le cose». Appendino ha anche criticato la mancanza di radicamento territoriale e la deriva verticistica: «Non possiamo giustificare tutto con la scarsa presenza locale. Serve autonomia, coraggio, visione». Conte ha replicato con toni freddi: «Non ho ricevuto formalmente le sue dimissioni». Ma la frattura resta evidente: la base movimentista e territoriale è in sofferenza, e le dimissioni della vicepresidente diventano il simbolo di un malessere più profondo.

Giuseppe Conte rieletto presidente del Movimento 5 Stelle durante il congresso 2025

Un Movimento 5 Stelle sempre più partito e sempre meno movimento

Il M5S è oggi un soggetto politico istituzionale, collocato stabilmente nel centrosinistra e interlocutore privilegiato del Partito Democratico. Tuttavia, questa “normalizzazione” ha un prezzo: la perdita della spinta originaria, della creatività e del fermento civico che lo avevano reso unico. L’89% ottenuto da Conte racconta una unità apparente, non un entusiasmo reale. La base non contesta più non perché sia convinta, ma perché non ha più spazi per farlo. E le dimissioni di Appendino confermano che le crepe interne non sono chiuse, ma solo silenziate.

Giuseppe Conte rieletto presidente del Movimento 5 Stelle durante il congresso 2025

La rivoluzione chiusa nel palazzo

Il congresso del 2025 del Movimento 5 Stelle sancisce la definitiva trasformazione del movimento in partito tradizionale. Conte consolida il suo potere, ma il prezzo è alto: il M5S sembra aver smarrito la propria anima partecipativa. Da “uno vale uno” a “uno comanda tutti”, la parabola è compiuta. Le dimissioni di Chiara Appendino ne sono il simbolo: la voce di chi, dentro il Movimento, non si riconosce più in un partito verticale e leadercentrico.

La rivoluzione promessa da Grillo e Casaleggio, quella che doveva aprire il Parlamento come una “scatoletta di tonno”, oggi sembra chiusa dentro la propria scatola: quella del potere, del controllo e della prevedibilità. Un congresso senza rivali, un leader senza opposizione, un Movimento senza movimento.

Continua a seguirci su PDQ Magazine per tutti gli aggiornamenti.

Ninni Petrella
Ninni Petrella
Ninni Petrella è attivista, promotore culturale, da anni impegnato in iniziative che promuovono la partecipazione civica, la formazione e lo sviluppo sostenibile dei territori. Originario di Milazzo, ha fondato nel 2023 il Movimento Politico Partiamo da Qui, con l’obiettivo di avvicinare soprattutto le nuove generazioni alla politica attiva e alla cittadinanza consapevole. È stato ufficiale di complemento nella Guardia di Finanza e collabora attivamente con realtà associative e istituzionali su progetti dedicati alla legalità, all’inclusione sociale e alla promozione della cultura come motore di crescita collettiva. È membro dell’Istituto Milton Friedman, impegnato nella diffusione dei principi della libertà economica e della responsabilità individuale. È laureato in Giurisprudenza, ha conseguito una laurea magistrale in Psicologia del Lavoro e delle Comunicazioni e un master in Diritto dell’Informatica. È inoltre abilitato alla professione forense.
ARTICOLI CORRELATI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -

NOVITà

Recent Comments