Mentre a Gaza le bombe continuano a cadere e le tensioni internazionali rendono sempre più difficile distinguere tra diplomazia e propaganda, una voce si leva per riportare al centro l’unico fronte che conta davvero: quello dell’umanità.
L’Istituto Milton Friedman, storico think tank liberale guidato da Alessandro Bertoldi, ha annunciato ufficialmente il proprio sostegno a un’iniziativa di alto profilo etico e umanitario: la costruzione di un nuovo ospedale nella Striscia di Gaza, promossa dal Patriarcato latino di Gerusalemme, con il supporto diretto della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).
Un progetto ambizioso, concreto e soprattutto necessario, in una delle aree più martoriate del pianeta, dove la guerra ha distrutto quasi tutto — ma non la volontà di aiutare.
Una risposta civile al caos della guerra
La scelta dell’Istituto Friedman arriva in un momento particolarmente delicato. Con la popolazione civile palestinese allo stremo, strutture sanitarie collassate, e un conflitto che non accenna a rallentare, gli aiuti umanitari sono diventati un campo minato politico, spesso sequestrati, deviati o sfruttati da gruppi estremisti.
In questo contesto, l’Istituto ha voluto distinguersi con una presa di posizione chiara: aiutare sì, ma solo attraverso canali affidabili, super partes e realmente dedicati alla popolazione civile.
“Il Patriarcato latino di Gerusalemme è oggi una delle pochissime istituzioni credibili e indipendenti in grado di operare a Gaza con equilibrio, competenza e senza farsi strumentalizzare”, ha dichiarato Alessandro Bertoldi.

“Non è scontato trovare soggetti capaci di dialogare con entrambi gli schieramenti, mantenendo una posizione imparziale e lavorando esclusivamente per il bene dei civili, senza cedere alle pressioni di Hamas o ad altre forze ideologiche”.
Il ruolo del Patriarcato: equilibrio, presenza e credibilità
Guidato dal Cardinale Pierbattista Pizzaballa, il Patriarcato latino di Gerusalemme è attivo da decenni nel cuore del Medio Oriente, promuovendo iniziative di dialogo, assistenza e solidarietà concreta. A Gaza, la sua presenza è uno dei pochi presìdi istituzionali riconosciuti da entrambe le parti in causa.
Non è un caso che il progetto dell’ospedale sia stato accolto con rispetto anche da soggetti normalmente contrapposti, proprio grazie alla reputazione imparziale e alla rete diplomatica costruita nel tempo dalla Chiesa cattolica locale.
Il Patriarcato si è inoltre distinto per le sue prese di posizione chiare: richieste pubbliche per la liberazione degli ostaggi, condanna del terrorismo, e appelli incessanti per un cessate il fuoco. Ma, al tempo stesso, ha continuato a lavorare silenziosamente per fornire aiuto concreto a chi soffre, senza distinzioni di etnia, religione o appartenenza politica.
“No alla retorica, sì all’azione concreta”
Con questa iniziativa, l’Istituto Friedman non si limita a un endorsement morale, ma entra in campo con un sostegno concreto, invitando soci, amici e sostenitori a fare lo stesso.
“Aiutare davvero non significa aderire a gesti simbolici, ridicoli o a manifestazioni ideologiche — spesso violente e controproducenti — ma fare qualcosa di tangibile, di utile, di serio”, ha dichiarato Bertoldi.
“Siamo stanchi della retorica e delle bandiere. Le persone hanno bisogno di cure, non di slogan”.
Il messaggio è chiaro: la solidarietà non può essere selettiva, né ridotta a strumenti di battaglia politica. Aiutare chi soffre deve essere un atto concreto, universale, trasparente — come lo è il progetto dell’ospedale di Gaza.
Una chiamata all’azione
Il sostegno dell’Istituto Friedman si concretizzerà anche attraverso una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi, destinata ad amplificare l’impatto dell’iniziativa e a coinvolgere la società civile, il mondo delle imprese, e tutti coloro che desiderano contribuire in modo serio.
Chiunque voglia partecipare può effettuare una donazione libera attraverso il sito ufficiale del Patriarcato latino di Gerusalemme cliccando qui.
L’ultima parola ai fatti
Mentre il mondo discute e le opinioni si moltiplicano, le azioni parlano più forte. L’ospedale a Gaza — se realizzato — sarà un simbolo di quella terza via che ancora fatica ad emergere: la via della neutralità umanitaria, della responsabilità, del coraggio silenzioso.
Con il suo sostegno, l’Istituto Friedman dimostra che anche i think tank possono contribuire a costruire ponti, non solo idee. E che oggi più che mai, è tempo di scegliere da che parte stare: non tra i contendenti, ma tra chi salva vite.
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