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Francesco Chinnici: parole, idee e visioni

Dall’infanzia tra artisti e musica alla carriera internazionale: l’intervista a Francesco Chinnici, gallerista visionario che sogna una galleria d’arte sott’acqua

C’è chi l’arte la osserva, chi la colleziona… e poi c’è chi la vive ogni giorno, trasformandola in un ponte tra mondi, culture e generazioni. Francesco Chinnici non è solo un gallerista: è un sognatore concreto, un instancabile costruttore di bellezza e visioni. Cresciuto tra colori, suoni e storie di artisti, ha fatto dell’arte la sua missione di vita, portandola da Taormina a New York, da Londra alla Cina, con uno sguardo sempre aperto e curioso.

In questa intervista ci racconta il suo percorso straordinario – tra sacrifici, viaggi e progetti ambiziosi – ma anche le sfide del presente, la sua idea di cultura e quel sogno (pazzesco?) di una galleria… sott’acqua.

Preparatevi a un viaggio autentico, ispirato e profondamente umano. Buona lettura.

Francesco, partiamo dal principio: cosa ti ha spinto a scegliere la strada della gestione artistica e culturale?

Crescendo in un ambiente intriso di arte, la mia infanzia è stata un mosaico di colori e suoni. Mio padre, un artista, riempiva la nostra casa di amici creativi: poeti, pittori, musicisti, ognuno con una storia da raccontare. L’aria vibrava di ispirazione e passione, come se ogni conversazione fosse un dipinto in movimento. Già da piccolo percepivo che stavo vivendo qualcosa di unico, un tempo sospeso tra il sogno e la realtà. Era come se avessi un compito: non solo figlio suo, ma un messaggero dell’arte, destinato a esplorare il mondo. Sentivo che il mio destino era quello di abbattere le barriere, di imparare e connettermi con l’arte universale. Ogni incontro, ogni parola scambiata, era un passo verso una missione più grande, una celebrazione della bellezza senza confini.

Quali sono state le prime esperienze concrete che ti hanno introdotto al mondo dell’arte come manager e organizzatore?

Le mie prime esperienze come organizzatore nel mondo dell’arte sono indimenticabili, un viaggio che ha segnato la mia vita. Era l’inizio degli anni ’90, appena arrivato a Londra, con un inglese stentato e tanta voglia di scoprire. Tra le aule universitarie e il lavoro come lavapiatti, la mia esistenza si divideva tra Londra e New York. Dormivo in ostelli, e a volte anche per strada, ma la mia passione per l’arte mi spingeva a non arrendermi. Organizzavo piccole mostre per mio padre; entravo nei negozi dei grandi brand, cercando di convincere i direttori a partecipare ai miei eventi. Mi chiedevo spesso: “Ma che senso ha tutto questo?” Eppure, ogni invito mandato, ogni conversazione intrapresa, mi avvicinava a un sogno più grande. In quel caos, trovai la mia voce e la mia strada nel mondo dell’arte.

Evento esclusivo al Timeo di Taormina

La tua carriera ti ha portato a lavorare in diversi contesti internazionali: quali tappe consideri più decisive per la tua crescita professionale?

In realtà, la mia religione è la contaminazione. Essere Siciliano significa portare dentro di sé un DNA complesso, frutto di secoli di dominazioni e influenze che hanno plasmato la nostra identità. La Sicilia è stata culla di cultura, un crocevia di popoli e idee, dove ogni esperienza diventa parte integrante del nostro essere. Le esperienze internazionali che ho vissuto mi hanno segnato profondamente. Lavorare per quasi due anni in Russia, prima della pandemia, è stato un viaggio rivelatore. Lì, ho imparato che la vita ha un valore diverso: non c’è spazio per la debolezza, non puoi permetterti di abbassare la guardia. Ogni giorno era una sfida, un’opportunità per sviluppare nuove prospettive e affrontare la realtà con determinazione. Il mio anno in Cina ha poi segnato un ulteriore passo nella mia crescita. Collaborando con il governo cinese e le migliori università d’arte, ho avuto l’onore di insegnare a Pechino e di lavorare su progetti straordinari. La Cina, con la sua cultura millenaria, mi ha mostrato un’innovazione e una tecnologia che puó sembrare surreale, li ho dimostrato che l’italianità, con la nostra creatività e la capacità di emozionare, può unire le forze e dare vita a progetti da sogno, con la loro tecnologia. Milano, New York e Londra sono stati palcoscenici straordinari dove ho realizzato eventi artistici indimenticabili.

Opening di Taimeless a Taormina

In che modo il confronto con l’estero ha arricchito la tua visione del ruolo delle gallerie e del management culturale?

Fino agli inizi degli anni ’80, l’Italia e la Francia erano il fulcro culturale del mondo: gallerie d’arte, musei e una vibrante scena artistica che rappresentava una vera e propria scuola per i creativi di ogni dove. Non eravamo solo un museo a cielo aperto, ma una potente macchina di management culturale, alimentata da galleristi visionari, mercanti d’arte astuti e critici appassionati. Oggi, però, assistiamo a una triste decadenza: post anni ’90, la cultura in Italia ha subito un drastico declino. Musica, cinema, moda…l’intero panorama culturale sembra aver perso la sua identità. Le università e le accademie, ormai slegate dalla realtà, producono una generazione disinteressata, priva di emozioni e sensibilità. Questa è la grande povertà, non quella economica, ma quella dei contenuti. Immaginate una famiglia classica italiana seduta a tavola in pizzeria, tre figli intenti a fissare i loro cellulari, mentre gli adulti si confrontano su questioni politiche, alla ricerca di un semplice pezzo di pane. Madri che aspirano a vedere le loro figlie diventare influencer, dimenticando il valore di una lettura, di un gioco all’aria aperta. Ho avuto la fortuna di lavorare con importanti gallerie d’arte americane e britanniche e ho visto come il mercato dell’arte si sia spostato altrove, adottando tecniche e management innovativi. In Italia non abbiamo più un vero mercato dell’arte, ma un mercato degli artisti, distante dall’essenza stessa dell’arte. Dobbiamo riscoprire la bellezza della creatività che nasce dal cuore e dalla mente, non dai follower sui social.

Oggi sei alla guida dellaTaimeless Art Gallery & Jewels di Taormina: qual è la filosofia di questo spazio e cosa lo rende diverso da altre realtà?

Nel cuore di Taormina, immersa in un palazzo del XVIII secolo, Taimeless, una galleria d’arte che incarna la magnificenza e la storicità di un luogo magico. Qui, l’arte non è solo espressione, ma un’esperienza coinvolgente, capace di attraversare il tempo e di unire le generazioni.

La nostra missione è quella di presentare opere straordinarie, rendendo omaggio sia a maestri riconosciuti che a talenti emergenti. Collaboriamo con artisti di fama mondiale, curatori prestigiosi e collezionisti appassionati, creando legami autentici che arricchiscono l’anima e nutrono la mente. Ogni opera esposta è una testimonianza del potere dell’amore e della bellezza, elementi essenziali per raggiungere l’eternità. Scoprire Taimeless significa immergersi in un universo in cui il “tempo” diventa lusso. La clessidra, simbolo della nostra filosofia, rappresenta la possibilità di vivere ogni momento con intensità e consapevolezza. Attraverso opere che emanano eleganza e conoscenza, desideriamo fermare il nostro tempo, permettendoci di vivere attimi di autentica felicità.

Taormina, crocevia di storia e di cultura, è il palcoscenico perfetto per questo viaggio. Da Oscar Wilde a Richard Wagner, molti hanno trovato qui ispirazione nel fascino avvolgente di questa terra. Taimeless aspira a cogliere quest’essenza, offrendo creazioni uniche che parlano direttamente al cuore. La galleria ha ospitato opere di artisti internazionali del calibro di Lucio Fontana, Zhu Wei, Lorenzo Chinnici, Sam Francis, Achille Laugé, Maximilien Luce, Mimmo Rotella, Giuseppe Santomaso, Renato Guttuso, Alberto Magnelli, Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Joan Miró, Marc Chagall, Michel Anthony. La vita è un’opera d’arte in continua evoluzione, e la ricetta della nostra galleria è un mix di passione, emozione e devozione. Il talento è solo un ingrediente, ma sono i sacrifici e la dedizione che trasformano ogni sogno in realtà. Ogni passo conta, ogni sforzo è prezioso!

Quanto è importante per te creare un dialogo tra artisti locali e il panorama artistico internazionale?

La mia galleria si distingue per un’attenzione particolare al mercato secondario dell’arte, concentrandosi su artisti di fama e opere storicizzate che vantano un valore già consolidato. Le nostre collezioni attraggono principalmente una clientela americana, australiana e canadese, mentre il 20% dei nostri clienti proviene dal Nord Europa e solo una piccola percentuale dall’Asia. In Italia, i collezionisti sono rari; il nostro patrimonio artistico è talmente radicato nelle nostre vite quotidiane che spesso non ci rendiamo conto della sua grandezza. Viviamo in un museo a cielo aperto, e questo, unito a motivi economici e alla scarsa propensione verso il bello da parte delle nuove generazioni, riduce l’interesse per l’arte classica e contemporanea. Tuttavia, la mia passione per l’arte non si ferma qui. Continuo instancabilmente a cercare nuovi talenti, focalizzandomi su giovani artisti emergenti del territorio siciliano. Partecipando a fiere, concorsi ed eventi dedicati, mi propongo di scoprire giovani dalle idee stravaganti e originali, sostenendo la loro crescita e promuovendo la diversità artistica. Ogni giorno ricevo circa 100 richieste da artisti che desiderano mostrarmi le loro opere, ma preferisco essere io a cercare, perché credo che un artista debba concentrarsi sulla sua creatività, senza doversi trasformare in un esperto di comunicazione. È fondamentale, per me, includere artisti siciliani nella nostra galleria: ogni opera racconta storie di tradizioni, cultura e sapori, offrendo ai turisti la possibilità di tuffarsi nella nostra identità. La vera essenza della Sicilia va oltre arancini e cannoli; è un’eredità culturale che merita di essere esportata nel mondo. Solo così potremo dare voce e visibilità alla bellezza della nostra terra.

Quali sono le sfide principali nel dirigere più gallerie e nel mantenere viva l’attenzione del pubblico in un contesto così competitivo?

Gestire più gallerie d’arte in un contesto competitivo è una sfida entusiasmante ma complessa. Una delle difficoltà principali consiste nella gestione efficace delle risorse, tra cui personale, budget e spazi espositivi. Ogni galleria ha bisogno di una squadra motivata, di finanziamenti adeguati e di strutture versatili per ospitare mostre sempre nuove. La differenziazione dell’offerta diventa cruciale. In un panorama artistico affollato, ogni galleria deve trovare il proprio filo conduttore, un tema ricorrente o una tipologia di arte che la distingua dalle altre. Creare esperienze uniche e immersive per i visitatori è un ulteriore passo per attrarli: visite guidate interattive, eventi speciali o workshop possono trasformare un semplice passaggio in un’esperienza memorabile. L’integrazione delle tecnologie digitali sta rivoluzionando il modo in cui le gallerie si promuovono e coinvolgono il pubblico. Social media, realtà aumentata e visite virtuali sono strumenti potentissimi per espandere la propria audience e raggiungere persone che magari non metterebbero piede fisicamente in galleria. Infine, costruire una forte identità di marca è fondamentale. La coesione tra le varie gallerie permette di instaurare un legame con il pubblico, trasmettendo valori e narrazioni condivisi. Solo così è possibile attrarre un pubblico ampio e diversificato, pronto a scoprire e apprezzare l’arte in tutte le sue forme.

Guardando indietro, c’è un progetto che consideri la vera svolta nella tua carriera?

La vera svolta nella mia carriera artistica è stata senza dubbio un evento incredibile che si è tenuto sul lago di Como nel 2016. Per quasi un anno ho lavorato instancabilmente insieme a un super team che avevo creato appositamente per quest’occasione straordinaria. Questo progetto è diventato il mio tesoro più prezioso, una follia che, in un colpo solo, ha messo in luce la potenza della creatività e della determinazione. Immaginate: il Casinò di Campione d’Italia smontò e rimontò abilmente i suoi tavoli e le sue roulette nella nostra location; il famoso Blue Note, il locale jazz più prestigioso d’Italia, traslocò da noi per suonare, mentre importanti brand di moda lanciavano nuove collezioni ispirate ai quadri di Lorenzo Chinnici. Artisti, giocolieri, violinisti d’eccezione e soprani famosi hanno arricchito l’atmosfera rendendo quell’evento unico e indimenticabile. Con oltre 5 milioni di visualizzazioni e circa 5000 persone presenti all’apertura, è stato un successo stratosferico, frutto esclusivo delle nostre forze, senza alcun aiuto da enti o istituzioni. Non ho mai chiesto finanziamenti e, durante la mia carriera, ho visto molti eventi culturalmente poveri ricevere sostegno per amicizie politiche. È frustrante constatare come in Italia, specialmente in Sicilia, la cultura venga spesso sottovalutata. Spero ardentemente che un giorno ci possa essere una pulizia in questo panorama, perché la cultura merita non solo rispetto, ma anche un’incredibile valorizzazione.

Se dovessi definire il tuo approccio al management artistico con tre parole chiave, quali sceglieresti?

Nel mondo del management artistico, tre parole chiave emergono come fondamentali: Strategia, Promozione e Negoziazione. La strategia rappresenta la rotta da seguire, un piano a lungo termine che definisce obiettivi chiari e percorsi mirati per raggiungerli. Ma non basta avere una visione; è essenziale implementare azioni concrete che garantiscano visibilità, e qui entra in gioco la promozione. Creare eventi, campagne sui social e collaborazioni può trasformare un artista sconosciuto in una star riconosciuta. Infine, la negoziazione è il ponte che collega le idee alla realizzazione. Concludere accordi vantaggiosi con professionisti del settore, gallerie o sponsor è cruciale per finanziare e dare vita a un progetto artistico. Insieme, questi tre elementi formano la base per il successo, trasformando la creatività in un’impresa concreta e sostenibile. Il management artistico, quindi, non è solo un lavoro, ma un’arte in sé.

Ministro Economia - Cultura - Agricoltura - Sanità’ Governatore - Della Regione di Huangshan  Cina

Per la
Fondazione di un museo creato da me

Quali consigli daresti oggi ai giovani, soprattutto siciliani e meridionali, che sognano di lavorare nell’arte e nella cultura?

Lavorare nel settore dell’arte e della cultura è una straordinaria opportunità per i giovani siciliani e meridionali, che possono valorizzare il patrimonio unico delle loro terre. Per farlo, è fondamentale sviluppare competenze specifiche. La gestione di progetti culturali, ad esempio, consente di coordinare eventi e iniziative che promuovono la bellezza artistica della regione. Inoltre, il restauro delle opere d’arte è una disciplina che richiede formazione e passione, rappresentando un modo concreto per preservare la storia locale. Ma non basta: è essenziale saper comunicare efficacemente. In questo senso, il digital marketing per l’arte offre strumenti potenti per raggiungere un pubblico più vasto e attrarre visitatori a mostre e eventi. Creare una rete di contatti diventa quindi cruciale: partecipare a biennali, vernissage, art expo e conferenze consente di incontrare professionisti del settore e di collaborare su progetti innovativi. Le risorse locali, come musei, gallerie e festival, sono veri e propri tesori da esplorare. Sfruttare queste opportunità permette di immergersi nella scena culturale e di acquisire esperienza pratica. Infine, con l’avanzare della tecnologia, le possibilità lavorative online sono in crescita: freelance e imprenditoria culturale sono percorsi da considerare seriamente. In definitiva, i giovani siciliani e meridionali hanno davanti a sé un mondo di opportunità per dare vita alla propria passione per l’arte e la cultura. Con impegno e creatività, possono diventare protagonisti di una nuova stagione culturale. Le affermazioni proposte riflettono un punto di vista umanistico e filosofico secondo cui l’acquisizione di nuove lingue, l’approfondimento della conoscenza attraverso la ricerca, e l’esperienza del viaggio aprono la mente e arricchiscono lo spirito, sviluppando sensibilità e apertura verso il mondo. In questa prospettiva, l’arte e la bellezza non sono concetti assoluti, ma processi di percezione soggettiva, legati all’emozione e all’esperienza individuale.

Come vedi il problema della fuga dei cervelli all’estero e cosa si potrebbe fare per trattenere i talenti in Sicilia e nel Sud Italia?

La fuga dei cervelli dal Sud Italia è un fenomeno preoccupante che ha bisogno di una risposta adeguata e strategica. Per affrontare questa sfida, è necessario adottare un approccio integrato che non solo attragga ma anche trattenga i talenti nel nostro territorio. In primo luogo, gli investimenti in ricerca e sviluppo sono fondamentali: creando opportunità lavorative qualificate, possiamo stimolare l’innovazione e il progresso tecnologico. Il Sud deve diventare un polo di attrazione per le menti brillanti, non un punto di partenza. Parallelamente, è indispensabile riformare il mercato del lavoro. Offrire stabilità attraverso contratti chiari e opportunità di crescita professionale attirerà talenti desiderosi di costruire una carriera solida. Ma non basta: dobbiamo coltivare un ecosistema di startup dinamico, dotato di accesso ai capitali e supporto concreto. Le nuove imprese sono il motore dell’economia moderna, e il Sud può e deve giocare un ruolo da protagonista. Incentivi fiscali per chi decide di rientrare e vivere nel Sud sono un’altra misura strategica. Non solo si riporteranno competenze preziose, ma si stimolerà un senso di appartenenza e orgoglio per la nostra terra. Ma, attenzione: tutto questo richiede una classe dirigente all’altezza della situazione. Se i politici e i manager locali non hanno le competenze necessarie per gestire questi cambiamenti, sarà difficile ottenere risultati concreti. La vera trasformazione deve partire da lì: dalla formazione di leader capaci di guidare il cambiamento. Solo così potremo migliorare la qualità della vita, rendendo i servizi efficienti e accessibili, e fermare la fuga dei cervelli. Il futuro del Sud dipende da noi.

Il comparto organizzatori e critici Sud America - siamo organizzatori Expo e biennali in latino America

E per concludere: quali sono i tuoi prossimi progetti e sogni che desideri realizzare nei prossimi anni?

Nel profondo blu dei mari siciliani, dove la luce danza con le correnti marine, si trova il mio sogno più audace: creare una galleria d’arte permanente sott’acqua. Sono affascinato dall’idea di unire arte e natura in un modo che nessuno ha mai fatto prima. Mentre già esistono musei sommersi, dedicati a sculture isolate, io desidero dare vita a uno spazio immersivo, un’oasi per gli amanti dell’arte e della bellezza subacquea. Lavoro a questo progetto da anni, ogni passo è un tuffo nell’ignoto, ma sono convinto che questo sogno possa diventare realtà. Per me, realizzare questa galleria non significa solo arricchire il patrimonio culturale della Sicilia; significa anche ispirare altri a sognare in grande, a spingere i confini dell’immaginazione. In un mondo dove il progetto più bello potrebbe rimanere nell’ombra dei pensieri, ricordo che la vera magia risiede nel potere dei sogni. Le radici delle nostre passioni devono essere salde come le fondamenta di una casa, mentre le ali della libertà ci permettono di esplorare l’infinito. Solo così, possiamo navigare senza paura verso un futuro migliore, portando qualcosa di speciale alla nostra amata terra.

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Ninni Petrella
Ninni Petrella
Ninni Petrella è attivista, promotore culturale, da anni impegnato in iniziative che promuovono la partecipazione civica, la formazione e lo sviluppo sostenibile dei territori. Originario di Milazzo, ha fondato nel 2023 il Movimento Politico Partiamo da Qui, con l’obiettivo di avvicinare soprattutto le nuove generazioni alla politica attiva e alla cittadinanza consapevole. È stato ufficiale di complemento nella Guardia di Finanza e collabora attivamente con realtà associative e istituzionali su progetti dedicati alla legalità, all’inclusione sociale e alla promozione della cultura come motore di crescita collettiva. È membro dell’Istituto Milton Friedman, impegnato nella diffusione dei principi della libertà economica e della responsabilità individuale. È laureato in Giurisprudenza, ha conseguito una laurea magistrale in Psicologia del Lavoro e delle Comunicazioni e un master in Diritto dell’Informatica. È inoltre abilitato alla professione forense.
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