Le hanno nascoste. Come si nasconde un oggetto che disturba. È successo ieri alla Torre Eiffel, il monumento più visitato al mondo e simbolo della Francia laica. Secondo quanto riportato dalla stampa, una delegazione legata al movimento religioso induista BAPS avrebbe chiesto di limitare le interazioni con il personale femminile.
La direzione ha accettato. Alle lavoratrici in turno è stato ordinato di lasciare le postazioni o di chiudersi nei locali di servizio, per non essere viste durante la visita. Non essere visibili. Per il fatto di essere donne.
La reazione delle lavoratrici
Le lavoratrici non hanno accettato. Dopo un’assemblea lampo, è partito lo sciopero immediato. La Tour Eiffel ieri è rimasta chiusa al pubblico per l’intera giornata. Oggi, 8 settembre, il monumento ha riaperto regolarmente ai visitatori dopo una giornata di sciopero e le riunioni tra la direzione e i rappresentanti dei lavoratori. La società che gestisce la Torre Eiffel ha riconosciuto che le condizioni poste dalla delegazione, che chiedeva di limitare le «interazioni con le donne», non avrebbero dovuto essere accettate e ha presentato le proprie scuse.
Il sindaco di Parigi Emmanuel Grégoire ha definito la vicenda «absurde, inique et inacceptable» («assurda, iniqua e inaccettabile») e ha annunciato l’apertura di due indagini: una interna alla società che gestisce la Torre Eiffel, affidata a un soggetto esterno, e una della stessa Città di Parigi, per ricostruire la catena di decisioni che ha portato all’allontanamento delle lavoratrici. Le conclusioni delle due inchieste sono attese entro sette giorni.
Una discriminazione di genere
E inaccettabile lo è, su due livelli. Il primo è la discriminazione di genere. Siamo nel 2026, nel cuore dell’Europa, e a delle donne che lavorano viene chiesto di sparire perché la loro presenza, in quanto donne, viene considerata incompatibile con le richieste degli ospiti. È come se il loro corpo, la loro semplice presenza, offendesse qualcuno.
È la stessa logica che abbiamo combattuto per decenni: la donna che deve coprirsi, spostarsi, farsi da parte per non urtare la sensibilità maschile.

Quando il rispetto diventa sottomissione
Il secondo è più grave ancora: chi ha dato l’ordine. Non è stata la delegazione a nascondere le donne. È stata l’amministrazione francese a farlo, accettando una richiesta che non avrebbe dovuto essere accettata. Ed è qui che, per chi scrive, il rispetto rischia di trasformarsi in sottomissione.
Il rispetto per una cultura o una religione non può mai passare per la cancellazione dei diritti di chi quella cultura la ospita. Altrimenti non è rispetto, è resa.

La posizione del BAPS
Il BAPS, il movimento religioso induista cui apparteneva la delegazione, ha successivamente presentato le proprie scuse per quanto accaduto. L’organizzazione ha tuttavia precisato che la richiesta avanzata prima della visita non aveva l’intenzione di discriminare le lavoratrici né di determinarne l’allontanamento, sostenendo che le indicazioni fornite fossero legate alle pratiche religiose osservate dai monaci della delegazione.
Liberté, Égalité, Fraternité
Indipendentemente dall’intenzione dichiarata, resta ciò che è concretamente accaduto: delle lavoratrici sono state allontanate dalle loro postazioni perché donne.
La Francia ha inciso sul frontone dei suoi municipi “Liberté, Égalité, Fraternité”. Ieri, alla Torre Eiffel, l’égalité è stata chiusa in uno sgabuzzino. Per fortuna, quelle donne sono uscite. Hanno incrociato le braccia e si sono fatte vedere. Più visibili di prima.
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