HomeCulturaCinema & TeatroSpider-Man: Brand New Day – Recensione: il giorno in cui Peter Parker...

Spider-Man: Brand New Day – Recensione: il giorno in cui Peter Parker deve ritrovare sé stesso

Dopo il multiverso, Marvel torna all’uomo dietro la maschera: Tom Holland affronta il suo Spider-Man più adulto e solitario, in un film ambizioso che ritrova il cuore del personaggio ma paga l’eccesso di storie da raccontare

Ci sono personaggi che appartengono talmente tanto all’immaginario collettivo da riuscire a cambiare insieme alle generazioni che li raccontano. Spider-Man è sicuramente uno di questi. Da quando è arrivato sul grande schermo, Peter Parker ha assunto forme diverse, attraversando epoche, stili e interpretazioni differenti, ma mantenendo sempre quella caratteristica che lo ha reso speciale: dietro la maschera esiste una persona.

Un ragazzo, poi un uomo, costretto a convivere con responsabilità che spesso nessuno gli ha chiesto di avere e la sua frase più famosa (Da un grande potere derivano grandi responsabilità) riassume la sua essenza.

Ed è proprio questo il motivo per cui tornare a raccontare Spider-Man, dopo diversi film e soprattutto dopo un evento come No Way Home, non significa semplicemente mettere nuovamente un costume addosso a Tom Holland. Significa chiedersi chi sia davvero Peter Parker quando tutto ciò che conosceva è cambiato.

Spider-Man: Brand New Day nasce proprio da questa domanda e prova a trasformare un nuovo capitolo del Marvel Cinematic Universe in qualcosa di più personale: una storia sull’identità, sulla solitudine e sulla difficoltà di ricominciare quando il mondo continua a conoscere il nome da eroe che il protagonista porta, ma ha dimenticato chi c’è dietro la maschera.

Un nuovo giorno per Peter Parker

Dopo il caos del multiverso e gli eventi di No Way Home, raccontare nuovamente Spider-Man non era una sfida semplice. Il personaggio aveva ormai attraversato praticamente tutto ciò che il Marvel Cinematic Universe poteva offrirgli: Avengers, alieni, viaggi nel tempo, multiverso e incontri con altre versioni di sé stesso. Il rischio era quindi quello di continuare ad aumentare la scala, dimenticandosi dell’uomo dietro la maschera. 

Spider-Man: Brand New Day sceglie invece una strada diversa. Non rinnega ciò che è successo, ma parte proprio dalle conseguenze di quel passato. Peter Parker è ancora Spider-Man, forse più di prima, ma non è più la stessa persona. Il mondo conosce il suo alter ego, mentre nessuno ricorda più Peter Parker.

È una situazione apparentemente semplice, ma capace di aprire una riflessione sull’identità, sulla solitudine e sul prezzo delle proprie scelte. Ed è proprio da qui che il film di Destin Daniel Cretton trova la propria ragione d’esistere.

Il mondo conosce Spider-Man, ma ha dimenticato Peter Parker

La premessa più interessante del film è anche quella che permette a Tom Holland di affrontare una versione completamente diversa del personaggio. Dopo l’incantesimo del Doctor Strange, Peter ha scelto di non rivelarsi nuovamente a MJ e Ned, lasciando che continuassero le loro vite senza di lui. Il risultato è un Peter che non deve più dividere il proprio tempo tra scuola, amici, famiglia e attività da supereroe. Può dedicarsi completamente a Spider-Man.

Eppure questa libertà diventa rapidamente una prigione. Il mondo conosce l’eroe, lo riconosce, lo applaude e gli chiede continuamente di intervenire, ma nessuno conosce più l’uomo che esiste sotto quella maschera. È una delle intuizioni più riuscite del film perché trasforma una conseguenza di No Way Home in qualcosa di molto più umano. Peter è diventato esattamente ciò che tutti volevano da Spider-Man, ma nel momento in cui lo è diventato ha perso la possibilità di essere Peter Parker.

Spider-Man: Brand New Day, quando essere un eroe non basta

La solitudine di un eroe

La solitudine è la vera protagonista di Brand New Day. Non viene utilizzata soltanto per rendere Peter più malinconico, ma diventa una condizione attraverso cui leggere ogni sua decisione. Peter pattuglia New York, salva persone, combatte criminali e continua a fare ciò che ha sempre fatto, ma quando la maschera viene tolta non c’è nessuno ad aspettarlo.

È una situazione molto diversa rispetto a quella dei precedenti film di Tom Holland, dove il protagonista aveva sempre qualcuno con cui condividere il proprio percorso.

Qui Peter è costretto a convivere con il silenzio. E proprio per questo la sua ossessione per Spider-Man diventa quasi una forma di fuga. Finché è Spider-Man non deve pensare a ciò che ha perso. Non deve pensare a MJ, a Ned, alla zia May o alla vita che avrebbe potuto avere. Può semplicemente essere utile a qualcuno. Ma essere utili agli altri non significa necessariamente stare bene con sé stessi. È una distinzione che il film riesce finalmente a comprendere.

La crisi esistenziale di Peter Parker

Il conflitto più importante non riguarda quindi soltanto il nuovo nemico, ma Peter stesso. Il suo corpo comincia a cambiare, i suoi poteri diventano sempre più difficili da controllare e quella che sembrava essere una semplice evoluzione delle sue capacità si trasforma in una vera crisi d’identità.

Peter teme di perdere il controllo e, soprattutto, teme di diventare qualcosa che non riconosce più. È qui che Brand New Day introduce uno dei temi più interessanti dell’intera saga: il rapporto tra Peter Parker e Spider-Man.

Per anni abbiamo visto il personaggio cercare di capire come diventare Spider-Man. Adesso deve capire come continuare a essere Peter Parker mentre è Spider-Man. Sono due identità che non possono più essere separate completamente.

Peter prova a scegliere una delle due, ma il film gli ricorda che non è possibile. La sua umanità non è una debolezza da eliminare per diventare un eroe migliore. È proprio ciò che gli permette di esserlo. E questa consapevolezza rappresenta la vera crescita del personaggio.

Finalmente uno Spider-Man fedele

È probabilmente questo l’aspetto che ho apprezzato maggiormente. Brand New Day restituisce a Peter Parker quella dimensione che per troppo tempo era rimasta in secondo piano.

Non significa che i precedenti film fossero sbagliati. Homecoming, Far From Home e No Way Home raccontavano momenti differenti della sua vita e avevano bisogno di costruire un Peter ancora giovane, inserito in un universo più grande di lui. Ma adesso quel percorso è arrivato a una conseguenza naturale.

Peter è cresciuto. Non ha più bisogno di Tony Stark, degli Avengers o di qualcuno che gli dica come diventare un eroe. Deve semplicemente imparare a esserlo da solo. È proprio qui che Tom Holland trova una nuova dimensione interpretativa.

Il suo Peter non è più soltanto il ragazzo entusiasta che ha ricevuto dei poteri incredibili, ma un uomo che conosce il dolore e che continua comunque a scegliere di fare la cosa giusta. Finalmente si ha davanti uno Spider-Man fedele alla propria essenza: umano, imperfetto, ironico, responsabile e profondamente solo.

Tom Holland e l’uomo dietro la maschera

Tom Holland porta sullo schermo una delle interpretazioni più mature della sua esperienza nei panni di Peter Parker. La cosa interessante è che non cerca continuamente di dimostrare quanto sia cresciuto.

Lo fa attraverso il modo in cui interpreta i silenzi, gli sguardi e quei momenti in cui Peter sembra completamente perso. Quando è Spider-Man, Holland conserva l’energia fisica e l’ironia che hanno sempre caratterizzato la sua versione del personaggio. Quando invece è Peter, il ritmo cambia. C’è una malinconia che prima non aveva la stessa intensità. Il suo dolore non viene urlato, ma rimane sotto la superficie.

E proprio questo rende alcune scene particolarmente efficaci. Peter ha imparato a convivere con la propria perdita, ma non ha ancora imparato ad accettarla. Holland riesce a mostrare questa contraddizione senza trasformare il personaggio in una figura costantemente depressa.

Rimane Peter Parker, con il suo umorismo e la sua capacità di rialzarsi. Ma è un Peter che finalmente comprende che ogni scelta ha un prezzo e che diventare adulti significa anche imparare a convivere con ciò che non si può più cambiare.

MJ: amare qualcuno che non può ricordarti

Zendaya torna nei panni di MJ e il suo ruolo assume un significato completamente diverso. Non è più semplicemente l’interesse amoroso di Peter, ma rappresenta tutto ciò che lui ha perso. MJ continua la propria vita, mentre Peter la osserva da lontano sapendo che tra loro esiste una storia che lei non può ricordare.

È una delle situazioni più dolorose che il film riesce a costruire proprio perché non ha bisogno di grandi discorsi. Peter potrebbe raccontarle tutto, ma sceglierebbe di farlo soltanto per sé stesso. E questo significherebbe mettere nuovamente MJ in pericolo.

Il personaggio di Zendaya funziona perché non viene trattato come una semplice ricompensa sentimentale da riconquistare. MJ è una persona che ha il diritto di vivere la propria vita, anche se quella vita non comprende più Peter.

Ed è proprio questa consapevolezza a rendere il loro rapporto più adulto rispetto al passato. Peter deve imparare che amare qualcuno non significa necessariamente poterlo avere accanto. A volte significa anche lasciarlo andare, nonostante sia la cosa che fa più male.

Ned e il peso di ciò che non si ricorda

Anche Ned rappresenta una delle conseguenze più dolorose degli eventi precedenti. Jacob Batalon conserva la componente comica del personaggio, ma questa volta dietro le battute esiste una situazione completamente diversa. Peter e Ned erano migliori amici, hanno affrontato insieme momenti assurdi e pericolosi, ma adesso uno dei due conserva tutti quei ricordi mentre l’altro non sa nemmeno quanto siano stati importanti.

È un’idea che avrebbe potuto essere approfondita ancora di più, perché il rapporto tra i due possiede una malinconia naturale. Ned non deve essere necessariamente riportato alla sua vecchia funzione narrativa per dimostrare la propria importanza.

La sua semplice presenza ricorda a Peter ciò che non può recuperare. Allo stesso tempo, il film prova a mostrare come le persone possano cambiare anche senza ricordare il passato. È una riflessione interessante sull’identità: si è soltanto ciò che si ricorda oppure si è anche le persone che siamo diventati? In questo senso Ned e MJ rappresentano due parti della vita di Peter che continuano ad andare avanti, mentre lui sembra essere rimasto fermo.

Jean Grey e il peso di avere troppo da raccontare

L’introduzione di Jean Grey è probabilmente la scelta più importante in prospettiva futura, ma anche quella che evidenzia maggiormente il problema della troppa carne al fuoco.

Sadie Sink interpreta una Jean ancora lontana dalla figura degli X-Men che il pubblico conosce, una ragazza con poteri telepatici costretta a vivere una situazione di paura, isolamento e persecuzione. La sua storia è interessante perché crea un parallelismo diretto con Peter. Anche Jean è una persona che non riesce a vivere normalmente a causa di ciò che porta dentro di sé.

Anche lei ha perso qualcuno e anche lei è convinta di essere rimasta completamente sola. Il confronto tra i due funziona proprio perché Peter vede in Jean qualcosa di sé stesso.

Il problema è che il film deve contemporaneamente raccontare la sua evoluzione, il rapporto con la sorella Sara, Damage Control e il futuro degli X-Men. Jean è quindi un personaggio riuscito, ma anche la dimostrazione di quanto Brand New Day avrebbe potuto essere più compatto con qualche elemento in meno.

Spider-Man: Brand New Day, quando essere un eroe non basta

Il Punitore e Hulk: due modi diversi di essere un eroe

La presenza di Frank Castle e Bruce Banner avrebbe potuto trasformarsi nell’ennesima parata di personaggi Marvel, ma il film prova a dare a entrambi una funzione all’interno del percorso di Peter.

Jon Bernthal torna nei panni del Punitore con quella durezza che ha sempre caratterizzato Frank Castle, creando anche alcuni dei momenti più divertenti proprio grazie al contrasto con l’ironia di Spider-Man. Ma Frank rappresenta soprattutto ciò che Peter potrebbe diventare se lasciasse che il dolore prendesse completamente il controllo della propria vita.

Bruce Banner, invece, è quasi uno specchio più diretto. Anche lui conosce il problema di avere dentro di sé qualcosa che non può essere semplicemente eliminato. Mark Ruffalo offre una versione più riflessiva di Hulk e il suo rapporto con Peter funziona perché non sembra soltanto un cameo.

Entrambi hanno bisogno di trovare un equilibrio tra ciò che sono e ciò che possono diventare. Il problema rimane comunque quello già evidenziato: sono personaggi funzionali alla storia, ma la loro presenza aumenta ulteriormente la quantità di elementi che il film deve gestire.

Spider-Man: Brand New Day, quando essere un eroe non basta

Regia e sceneggiatura: il lato umano prima dello spettacolo

Destin Daniel Cretton porta nella saga una sensibilità diversa rispetto ai precedenti film. La regia sembra maggiormente interessata a Peter quando non è Spider-Man, alle sue giornate vuote, ai suoi dubbi e alla sua difficoltà nel trovare un nuovo equilibrio. Le scene d’azione, naturalmente, rimangono importanti, ma non rappresentano sempre il cuore della messa in scena.

La sceneggiatura di Chris McKenna ed Erik Sommers prova a fare qualcosa di più ambizioso: utilizzare la storia supereroistica per parlare di identità, perdita e accettazione. È proprio questo che permette al film di avere un tono più adulto.

Non adulto perché diventa improvvisamente cupo, ma perché Peter non affronta più problemi adolescenziali. Affronta le conseguenze delle proprie scelte.

Il limite della sceneggiatura è però evidente: ci sono troppi personaggi, troppe sottotrame e troppe informazioni da gestire. Alcune idee vengono introdotte e sviluppate bene, altre sembrano quasi aspettare un film successivo. Quando la storia rimane concentrata su Peter, però, Cretton dimostra di avere trovato una direzione molto interessante.

Azione, effetti speciali e fotografia

Dal punto di vista tecnico, Brand New Day mantiene naturalmente gli standard di un grande blockbuster Marvel, ma cerca di dare alle sequenze d’azione una fisicità maggiore. Spider-Man combatte, viene colpito, cade e deve affrontare realmente le conseguenze degli scontri.

Il senso di ragno viene utilizzato non soltanto come strumento per rendere Peter più potente, ma anche per costruire alcune situazioni di tensione. Gli effetti speciali funzionano soprattutto quando servono a rendere credibile il movimento del personaggio e meno quando diventano pura esibizione digitale.

La fotografia costruisce invece una New York più notturna e malinconica, quasi a riflettere lo stato mentale del protagonista. La città è piena di persone, ma Peter sembra essere sempre solo.

È un contrasto visivo semplice, ma efficace. Anche il montaggio riesce generalmente a mantenere un ritmo sostenuto, alternando momenti più drammatici alle sequenze spettacolari. Nella parte finale, però, l’eccesso di sottotrame rende il racconto più frenetico. Il film vorrebbe chiudere la storia di Peter e contemporaneamente aprire molte porte sul futuro.

Una colonna sonora al servizio del personaggio

La musica di Michael Giacchino rappresenta un altro elemento importante perché accompagna il film senza cercare continuamente di trasformare ogni momento in un evento epico.

Quando Spider-Man entra in azione, la colonna sonora cresce e restituisce quella sensazione di energia che appartiene al personaggio. Nei momenti più intimi, invece, lascia spazio alla malinconia. È una scelta coerente con il tono generale del film. Brand New Day non vuole essere costantemente spettacolare. Vuole ricordare allo spettatore che dietro quelle ragnatele esiste una persona.

Anche per questo il contrasto tra la musica delle scene d’azione e quella dei momenti più personali diventa importante. Peter può essere acclamato come Spider-Man, ma la sua vita privata rimane silenziosa.

La colonna sonora riesce quindi a sostenere entrambe le anime del film senza farle sembrare completamente separate. È un equilibrio non sempre perfetto, ma funziona soprattutto quando la musica accompagna la crisi del protagonista invece di limitarsi a sottolineare ciò che vediamo sullo schermo. In quei momenti il film trova una dimensione più intima e personale.

Spider-Man: Brand New Day, quando essere un eroe non basta

Il confronto con gli altri Spider-Man

Confrontare Tom Holland con Tobey Maguire e Andrew Garfield è inevitabile, soprattutto perché No Way Home aveva già messo direttamente a confronto le tre versioni del personaggio.

Raimi aveva costruito un Peter Parker profondamente umano, schiacciato dalla responsabilità e dalle difficoltà della vita quotidiana. Webb aveva invece puntato maggiormente sulla componente romantica, sul dolore e sul rapporto con Gwen Stacy. Holland era partito da una dimensione più adolescenziale, inserendo Peter all’interno di un universo molto più grande. 

Brand New Day rappresenta il momento in cui queste tre anime sembrano finalmente incontrarsi. C’è la solitudine di Raimi, il tormento emotivo di Garfield e la continuità con il mondo Marvel costruito per Holland. Ma soprattutto c’è la necessità di crescere.

Per questo considero questo capitolo importante per la saga: non cerca di imitare i precedenti Spider-Man, ma dimostra che Peter Parker può essere raccontato ancora in modo diverso. La maschera è sempre la stessa, ma ogni generazione trova nel personaggio qualcosa di proprio. Ed è questo il vero motivo per cui Spider-Man continua a funzionare.

Un film del MCU, ma finalmente più indipendente

Uno degli aspetti più riusciti della nuova pellicola dell’Amichevole Spider-Man Di Quartiere è il modo in cui Brand New Day si inserisce nel Marvel Cinematic Universe. I collegamenti ci sono e sono anche importanti. Hulk, Punisher e soprattutto Jean Grey dimostrano che Peter è ancora profondamente inserito in un universo più grande.

Tuttavia, il film non sembra avere bisogno di ricordarlo ogni cinque minuti e la storia rimane principalmente quella di Peter Parker. È una scelta che si rivela fondamentale perché, dopo anni di produzioni Marvel costruite per preparare il capitolo successivo, esiste finalmente la sensazione di vedere un film che vuole raccontare qualcosa nel presente. In un certo senso, questa pellicola “a sé” (ma sempre collegata al MCU) è come il protagonista che si ritrova da solo, in un universo più grande per lui.

Naturalmente Jean Grey e alcune altre scelte aprono porte molto importanti verso il futuro, soprattutto in vista dell’espansione degli X-Men e dei prossimi grandi eventi del MCU, ma il collegamento non cancella completamente il film. È questo l’equilibrio che Marvel dovrebbe continuare a cercare.

Un universo condiviso funziona quando amplia una storia, non quando la sostituisce. Brand New Day non è completamente libero da questo problema, ma è sicuramente più indipendente rispetto a molti altri capitoli recenti.

Il problema della troppa carne al fuoco

Il difetto principale rimane comunque evidente. Brand New Day vuole raccontare tantissime cose e non tutte ricevono lo stesso spazio. La crisi di Peter, la sua trasformazione, MJ, Ned, Jean Grey, Sara, Damage Control, il Punitore, Hulk, la nuova minaccia, il futuro del MCU e persino le conseguenze della vita precedente del protagonista sono elementi sufficienti per più di un film.

Alcune sottotrame funzionano molto bene, altre sembrano inserite perché devono avere un significato più avanti. È il classico problema del Marvel Cinematic Universe contemporaneo: la necessità di costruire il futuro rischia di togliere importanza al presente.

Il film avrebbe potuto essere ancora più potente concentrandosi maggiormente sulla solitudine di Peter e sul suo rapporto con MJ. Jean Grey è interessante, il Punitore funziona e Hulk ha una precisa funzione tematica, ma togliendo qualcosa si avrebbe probabilmente ottenuto un racconto più compatto.

Nonostante questo, il film non crolla sotto il peso delle proprie ambizioni. Riesce a mantenere un centro narrativo abbastanza chiaro, ed è proprio Peter Parker a impedirgli di perdersi completamente.

Chiunque può essere Peter Parker

È qui che Brand New Day riesce a superare il semplice cinecomic. Peter Parker è in ogni individuo. Non perché tutti possono arrampicarsi sui muri o lanciare ragnatele, ma perché tutti, prima o poi, hanno conosciuto (o stanno conoscendo) la sensazione di non essere più la persona che si era un tempo.

Peter guarda MJ e sa di averla amata, ma lei non ricorda più quella storia. Guarda Ned e sa quanto fosse importante la loro amicizia, ma per Ned è soltanto una persona qualunque. Guarda Spider-Man e vede tutto ciò che ancora riesce a fare, mentre Peter Parker sembra essere scomparso.

È una condizione che può appartenere a chiunque. Si può cambiare città, amicizie, relazioni, lavoro o semplicemente crescere e scoprire che le persone che c’erano attorno non fanno più parte nella propria vita. Il film parla proprio di questo: della necessità di ricominciare senza cancellare ciò che si è stati. Peter deve capire che non deve scegliere tra essere Peter Parker o Spider-Man. Deve accettare di essere entrambi. Perché l’eroe nasce proprio dall’uomo che continua a esserci sotto la maschera.

Spider-Man: Brand New Day, quando essere un eroe non basta

Perché Spider-Man sta ancora portando la gente al cinema

Il successo di Brand New Day dimostra ancora una volta una cosa che il cinema dei supereroi rischia spesso di dimenticare: il pubblico non va al cinema soltanto per vedere un evento, ma per ritrovare un personaggio a cui è affezionato. Spider-Man possiede qualcosa che pochi altri eroi hanno.

È abbastanza potente da affrontare minacce enormi, ma abbastanza umano da permettere allo spettatore di riconoscersi in lui. È il ragazzo che può salvare una persona da un edificio in fiamme e, tornando a casa, non avere nessuno con cui parlare. È questa contraddizione ad aver permesso al personaggio di attraversare generazioni diverse. 

Brand New Day intercetta inoltre un pubblico cresciuto insieme a Tom Holland. Chi aveva visto Peter adolescente in Homecoming oggi lo ritrova adulto, più consapevole e più solo. Non è quindi soltanto un nuovo film Marvel. È anche la prosecuzione di un rapporto costruito negli anni. E quando il pubblico sente che dietro il blockbuster esiste ancora una storia personale, torna in sala. Perché Spider-Man non è soltanto un marchio. È ancora un personaggio nel quale riconoscersi.

Cosa aspettarsi dal futuro

Il futuro di Spider-Man nel MCU appare quindi particolarmente interessante. Brand New Day non chiude davvero tutte le porte, anzi ne apre molte. Jean Grey rappresenta il collegamento più evidente con gli X-Men che stanno per arrivare nel MCU, mentre la presenza di Hulk e Punisher dimostra che Peter continuerà probabilmente a muoversi all’interno di una rete sempre più ampia di personaggi.

Ma la vera domanda è se Marvel riuscirà a mantenere ciò che questo film ha costruito. Dopo il Multiverso, Peter non ha bisogno di una minaccia ancora più grande per dimostrare la propria importanza. Ha bisogno di una storia. Una storia che continui a parlare della sua vita, delle sue relazioni e delle conseguenze delle sue scelte.

Se il futuro seguirà questa strada, Tom Holland potrebbe avere davanti a sé la parte più interessante della propria esperienza come Spider-Man. Peter è finalmente adulto e non deve più diventare l’eroe di qualcun altro.

Deve capire quale tipo di uomo vuole essere. E forse, dopo tutto quello che ha vissuto, la vera sfida non sarà salvare il mondo, ma riuscire a costruirsi una vita nella quale Peter Parker e Spider-Man possano finalmente convivere.

Ricominciare senza dimenticare il passato

Spider-Man: Brand New Day non è un film perfetto. Ha troppi personaggi, alcune sottotrame avrebbero meritato maggiore spazio e in determinati momenti si sente chiaramente la necessità di preparare ciò che arriverà nel futuro del MCU. Ma è anche un film che compie una scelta importante: torna a guardare Peter Parker.

Destin Daniel Cretton e Tom Holland comprendono che, dopo tutto quello che è successo, la cosa più interessante non è vedere quanto grande possa diventare Spider-Man, ma quanto possa essere difficile continuare a essere Peter.

Il film riesce a trovare momenti di spettacolo, ironia, dramma e malinconia senza dimenticare completamente il cuore del personaggio. E soprattutto restituisce finalmente quella sensazione che Spider-Man appartenga prima di tutto a Peter Parker e non all’universo che lo circonda. Alla fine il vero significato di un nuovo giorno non è dimenticare il passato, ma imparare a vivere con esso. Peter non può riavere tutto ciò che ha perso. Può però scegliere chi essere da questo momento in avanti. E forse è proprio questa la sua vittoria più grande.

Voto: 8,5/10

Per ulteriori aggiornamenti continua a seguirci su PDQ Magazine.

ARTICOLI CORRELATI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -

NOVITà

Recent Comments