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Rita Atria, oltre la verità del suicidio: a Saponara si torna a parlare del caso

Venerdì 2 ottobre alle 18.30, nell’aula consiliare del Comune di Saponara, Nadia Furnari presenta il libro-inchiesta Rita Atria, la settima vittima di via D’Amelio

Per più di trent’anni è stata raccontata la storia del suo suicidio. Rita Atria si sarebbe tolta la vita gettandosi dalla finestra del settimo piano in viale Amalia a Roma il 26 luglio 1992. Ma sono tante le incongruenze e vuoti. La tapparella dell’appartamento abbassata per metà, il marmo del davanzale senza nessuna impronta, se non una, parziale, a cui non è ancora stata collegata un’identità certa.

Rita, ancora minorenne, lasciata sola in un appartamento. E certi documenti che tanto segreti, dopotutto, non lo sono mai stati. Tante domande, documenti d’archivio, testimonianze e materiali inediti nel libro inchiesta Rita Atria, la settima vittima di via D’Amelio (Mesogea Edizioni) di Nadia Furnari e Giovanna Cucè. Questa non è soltanto una storia di mafia, ma coinvolge pienamente anche le Istituzioni.

Nadia Furnari, vicepresidente e cofondatrice dell’Associazione antimafie Rita Atria, parlerà del libro inchiesta venerdì 2 ottobre 2026 alle ore 18.30 nell’aula consiliare “Vittime 22 novembre” del Comune di Saponara, in piazza Matrice (ME), dialogando con Valentina Di Salvo, direttrice di PDQ Magazine.

Ad aprire l’incontro saranno la Sindaca di Saponare Maria Spidalieri e la Presidente del Consiglio Comunale Adriana Cannistraci. I fratelli Campagna, che sostengono la richiesta di verità e giustizia al centro del volume, saranno presenti raccontando la loro esperienza diretta.

Parlare del libro anche a Saponara – dopo l’anteprima nazionale dello scorso giugno a Una Marina di Libri e le numerose presentazioni su tutto il territorio nazionale – conserva un significato importante. Nel 1996 Nadia Furnari, insieme al giornalista Antonio Mazzeo, lavorò sul caso di Graziella Campagna, anche lei uccisa a 17 anni, consultando anche gli atti processuali insieme a Piero Campanga. Pubblicò quindi un dossier insieme al Comitato per la pace e il disarmo unilaterale di Messina, che contribuì in modo significativo alla riapertura delle indagini.

L’auspicio è che anche il libro inchiesta Rita Atria, la settima vittima di via D’Amelio possa rappresentare un punto di partenza per tornare a far luce sulla vita di Rita Atria. Al centro di questo lavoro, infatti, emerge il rapporto attuale fra verità, giustizia, memoria e responsabilità delle istituzioni.

Rita Atria

Rita Atria, una storia senza risposta

Rita Atria morì il 26 luglio 1992 a Roma a diciassette anni, appena una settimana dopo la strage di via D’Amelio. Con Paolo Borsellino, ucciso insieme agli agenti della sua scorta, aveva perso anche uno dei suoi principali punti di riferimento. Rita aveva scelto giovanissima di rompere con l’ambiente mafioso nel quale era cresciuta e di consegnare alla magistratura ciò che sapeva. La sua morte venne archiviata come suicidio. Ed è proprio da qui, da una storia che sembrava aver già trovato una conclusione, che parte Rita Atria, la settima vittima di via D’Amelio. Giovanna Cucé e Nadia Furnari, ricostruendo passaggi che lasciano emergere dubbi, omissioni e contraddizioni sulle circostanze della morte della giovane testimone di giustizia.

Ma c’è un punto che sposta inevitabilmente lo sguardo oltre quel 26 luglio. Il libro invita a leggere Rita come la “settima vittima” indiretta della strage di via D’Amelio e, dunque, a guardare anche a ciò che accadde dopo il 19 luglio 1992. Alla solitudine, al senso di abbandono, alla condizione di una ragazza di diciassette anni che aveva scelto di sottrarsi alle regole del contesto mafioso nel quale era cresciuta e di affidarsi alle istituzioni.

Negli anni Rita Atria è diventata un simbolo dell’antimafia sociale. La sua storia, però, non appartiene soltanto alla memoria. Continua a porre domande sulla tutela di chi sceglie di collaborare con la giustizia, sulle responsabilità delle istituzioni e sulla necessità di non lasciare solo chi trova il coraggio di rompere con il proprio ambiente e scegliere un’altra strada.

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Valentina Michela Di Salvo
Valentina Michela Di Salvo
Giornalista, Direttore di PDQ Magazine. Mail: valentina.disalvo@pdqmagazine.com ---------------------------------------------------- Credo nella scrittura come strumento di fiducia e nel giornalismo come spazio di ascolto e ricostruzione del senso collettivo
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