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Questione di classe. Violenza sui docenti e il ruolo dello psicologo a scuola

Tra fragilità adolescenziale, isolamento digitale e crisi del patto educativo, la scuola si interroga su prevenzione, ascolto e responsabilità condivise

In questo nuovo appuntamento con la nostra rubrica Questione di classe, vogliamo accendere i riflettori su un fatto accaduto nei giorni scorsi ancora una volta in un’aula scolastica. Si tratta di un’escalation incontrollata di violenza nei confronti dei docenti: un fenomeno preoccupante, strettamente legato al profondo isolamento emotivo dei ragazzi e aduna grave frattura nel patto educativo tra famiglie e istituzione scolastica.

A far esplodere nuovamente l’attenzione dell’opinione pubblica è la vicenda avvenuta a Roma, dove la professoressa Isabella Marsilio, un’insegnante molto stimata e ormai vicina al traguardo della pensione, è stata aggredita da uno studente di appena tredici anni.

L’evento ha assunto contorni di estrema gravità: l’impiego iniziale di una sostanza urticante, il successivo attacco con un’arma da taglio e la volontà da parte del giovane di trasmettere l’azione in tempo reale sul web, offrendo la sequenza ai circa 4.300 utenti che seguivano la sua pagina digitale.

Questo non è purtroppo un evento isolato; proprio nel marzo del 2026 a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, un’altra docente, la professoressa Chiara Mocchi, era stata vittima di un’analoga aggressione con un coltello da parte di un alunno adolescente durante le ore di lezione. Il ripetersi di simili avvenimenti così a breve distanza rivela una realtà amara: il corpo docente non gode più delle tutele del passato e si ritrova spesso in prima linea a dover fronteggiare disagi complessi senza strumenti di protezione adeguati.

Cause della violenza giovanile a scuola: isolamento e social media

Per comprendere l’origine di simili gesti, occorre esaminare il contesto sociale e familiare in cui i giovani crescono. Nelle grandi metropoli, i ritmi lavorativi sempre più serrati sottraggono tempo prezioso agli affetti familiari. Soli e privi di punti di riferimento solidi, i ragazzi finiscono per trascorrere un numero eccessivo di ore davanti agli schermi di smartphone, computer e console per videogiochi.

Questo isolamento prolungato li spinge a cercare riscatto e popolarità sui social media, dove la rincorsa al consenso assottiglia sempre di più il confine tra ciò che è reale e ciò che è virtuale.

Il rischio concreto è quello di smarrire il senso del limite, arrivando a considerare l’esistenza stessa non come realtà vissuta, ma come una mera rappresentazione da esibire a un pubblico di spettatori. A questo quadro si aggiunge una diffusa incapacità di tollerare le frustrazioni, che si tratti di un rendimento scolastico insufficiente o di una semplice nota disciplinare: la figura dell’insegnante, da guida educativa di riferimento, finisce così per trasformarsi nel bersaglio ideale su cui scaricare rabbia e insoddisfazione.

Questione di Classe

Violenza a scuola e disagio giovanile: l’analisi di Paolo Crepet e Matteo Lancini

Sui rischi legati a questo pericoloso cortocircuito relazionale sono intervenuti autorevoli esperti del settore pedagogico e psicologico. Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet sottolinea da tempo come la tendenza dei genitori a tutelare i figli ad ogni costo privi i ragazzi della fondamentale capacità di affrontare ostacoli e delusioni. Quando l’ambiente familiare giustifica sistematicamente ogni errore e la contestazione dell’autorità scolastica diventa la prassi, la percezione del confine del lecito si azzera, lasciando spazio a reazioni spropositate anche di fronte al più semplice dei richiami.

Parallelamente, lo psicoterapeuta Matteo Lancini pone l’accento sulla fragilità emotiva e sul senso di solitudine che segnano la crescita degli adolescenti contemporanei. Secondo la sua lettura, le azioni estreme e la morbosa ricerca di approvazione in rete non sono che il sintomo di un autentico smarrimento e di un bisogno esasperato di affermazione. Entrambi gli studiosi convergono su un punto cruciale: quando viene meno la capacità di provare empatia e di percepire l’altro come persona, la violenza diventa la tragica ed estrema manifestazione di un vuoto d’identità e di una perdita di orientamento.

Questione di Classe

Psicologo scolastico e prevenzione: la necessità di un presidio stabile negli istituti

Dinanzi a un quadro così complesso, diventa inevitabile interrogarsi sull’efficacia e sulla reale portata degli strumenti di prevenzione attivi tra le mura scolastiche. Negli istituti italiani, lo sportello d’ascolto costituisce da tempo un presidio prezioso per intercettare le prime fragilità di studenti e famiglie. Tuttavia, trattandosi per lo più di progetti a termine con una presenza limitata a poche ore settimanali, questa risorsa si rivela spesso insufficiente per plessi complessi che arrivano a ospitare anche un migliaio di alunni.

Il riaffiorare di drammatici eventi di cronaca riaccende fisiologicamente il dibattito sulla necessità di uno psicologo di base, una figura specialistica strutturata stabilmente nell’organico scolastico. Un professionista operante in modo continuativo garantirebbe un monitoraggio costante delle dinamiche relazionali e un supporto prolungato nel tempo, superando la frammentarietà degli interventi occasionali. Nonostante sia una proposta ampiamente discussa da oltre un ventennio, il sistema d’istruzione nazionale attende ancora una sua concreta e omogenea attuazione su tutto il territorio.

Questione di Classe

Violenza a scuola: come ricostruire il patto educativo tra famiglie e insegnanti

Accanto all’amarezza di questa vicenda, emerge tuttavia la testimonianza di un gesto di profonda umanità: la prontezza con cui un alunno originario del Congo e un educatore sono intervenuti per salvare la professoressa dimostra come i valori di empatia, tolleranza e inclusione resistano concretamente nel cuore di molti giovani.

Tuttavia, continuare semplicemente a dibattere o ad alimentare il clamore mediatico non è più sufficiente. Occorre una reale presa di coscienza che porti a rifondare e cementare il patto educativo tra scuola e famiglia. I genitori sono chiamati a essere maggiormente presenti nella crescita dei propri figli, accompagnandoli con attenzione per evitare che si smarriscano nel tentativo di colmare un vuoto esistenziale che l’istituzione scolastica non può riempire da sola. Quando la figura genitoriale non cammina al fianco degli insegnanti, l’assenza della famiglia finisce per vanificare ogni sforzo formativo.

È proprio per sollecitare una riflessione profonda e condivisa su quali possano essere le risposte concrete a questa emergenza che la rubrica Questione di classe ha voluto soffermarsi su questo tema. Vi lasciamo con questo cruciale interrogativo, dandovi appuntamento alla prossima analisi, sempre guidati dall’obiettivo di promuovere il benessere degli studenti e la costruzione di un clima sereno e positivo in classe, dove ogni protagonista della scuola possa ritrovare il proprio autentico spazio.

Per tutti gli altri aggiornamenti continua a seguirci su PdQ Magazine.

Tiziana La Barbera
Tiziana La Barbera
Docente di materie umanistiche con particolare interesse per le tematiche educative, psicologiche, sociali ,di crescita personale, di inclusione. Ha approfondito la comunicazione neuro - linguistica (PNL) come strumento per favorire l' inclusione nei contesti scolastici e formativi Laurea in Psicologia L24 Scienze e tecniche psicologiche
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