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Masters of the Universe, flop al cinema ma boom in streaming: stiamo smettendo di andare al cinema?

He-Man non sfonda il botteghino, ma su Prime fa 1 miliardo di minuti. Il simbolo della crisi. Articolo di William De Vecchis

Al cinema un flop. In streaming un fenomeno. È il paradosso di Masters of the Universe, il live-action di He-Man diretto da Travis Knight.

Uscito in sala il 5 giugno 2026 con un cast stellare – Nicholas Galitzine, Idris Elba e Jared Leto nei panni di Skeletor – il film aveva un budget da colossal: circa 170 milioni di dollari. L’incasso? Poco meno di 114 milioni in tutto il mondo, di cui circa 64,8 milioni negli Stati Uniti e quasi 49 milioni sui mercati internazionali. Numeri insufficienti, almeno al botteghino, a recuperare il solo budget di produzione. Un buco da oltre 60 milioni.

Poi l’approdo su Prime Video, il 22 luglio, a soli 47 giorni dall’uscita. E tutto è cambiato.

In 7 giorni ha totalizzato oltre 1 miliardo di minuti visti, primo posto in 25 Paesi tra cui l’Italia, e dopo un mese è ancora in Top 10. Da flop a caso di successo.

Masters of the Universe: perché il pubblico aspetta lo streaming?

È la fotografia di un fenomeno che riguarda anche l’Italia e il suo rapporto con il cinema.

Facendo una stima, si delinea questo quadro. Nel 2025, secondo i dati Cinetel, il rapporto tra incassi e presenze corrispondeva a un prezzo medio di circa 7,30 euro per biglietto. Nel 2026, guardando ai dati dei principali titoli al botteghino, il costo medio effettivo per ingresso può superare gli 8 euro, pur variando sensibilmente in base alla sala, alla città e al tipo di proiezione, arrivando a costare 10 auro.

Per una famiglia di quattro persone, dunque, il solo ingresso può superare i 30 euro, ai quali vanno eventualmente aggiunti spostamenti, parcheggio e consumazioni. Una serata al cinema può così trasformarsi in una spesa sensibilmente superiore rispetto alla visione domestica di un film già compreso nell’abbonamento a una piattaforma streaming.

Cambia dunque la percezione del pubblico: perché sostenere quella spesa oggi, quando lo stesso film potrebbe arrivare, poche settimane dopo, sullo schermo di casa?

Masters of the Universe

Il pubblico non ha bocciato He-Man. Ha bocciato la sala. Preferisce aspettare, stare sul divano, vederlo in 4K quando vuole, metterlo in pausa.

Il cinema come rito collettivo è in crisi. La piattaforma, almeno in questo caso, ha vinto.

Ma sala e streaming non sono necessariamente due mondi contrapposti: Masters of the Universe attraversa entrambi nello stesso ecosistema Amazon. Una strategia che forse intercetta un cambiamento già in atto nelle abitudini del pubblico, sfruttando la crescente preferenza per una fruizione domestica, più comoda e immediata.

Masters of the Universe è il simbolo:se uno stesso prodotto fatica al botteghino e trova un pubblico molto più ampio poche settimane dopo in streaming, che cosa ci dice questo sul modello distributivo contemporaneo?

Se un brand storico come quello di Mattel, atteso 40 anni dopo il film cult con Dolph Lundgren del 1987, fa questi numeri a casa e non in sala, il dato merita almeno una domanda: quanto è cambiato il nostro modo di scegliere dove vivere l’esperienza di un film?

La comodità, il costo e la possibilità di aspettare poche settimane possono certamente pesare. Ma dietro il confronto tra sala e streaming potrebbe esserci anche qualcosa di più ampio, che supera i confini del cinema.

Masters of the Universe

Andare al cinema, infatti, non significa soltanto guardare un film. Significa uscire di casa, raggiungere un luogo, condividere uno spazio e vivere un’emozione insieme ad altre persone, anche sconosciute. Lo streaming porta la stessa storia dentro uno spazio privato. Ci chiudiamo in casa per vedere i film, ordiniamo cibo per consumarlo dentro, non usciamo se non per stretta necessità. Siamo di fronte a una società che si sta chiudendo in se stessa: meno rapporti, meno comunicazione.

Il caso Masters of the Universe diventa infatti anche uno spunto sociale: quello di non vivere più le emozioni con altre persone, seppur sconosciute.

Stiamo passando da “Il cielo in una stanza” a “Tutti in una stanza”.

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