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KALÓS, un nuovo spazio per gli artisti e l’arte contemporanea

Tra memoria e nuovi progetti, la sfida è ricostruire una rete tra artisti e spazi culturali nella città di Messina. All'inaugurazione, presente anche l'artista internazionale Togo

Le pareti raccontano una parte della storia. Locandine, manifesti e immagini delle esposizioni del passato ricoprono lo spazio di via Ghibellina 120, dove KALÓS torna ad aprire le porte a Messina. Non soltanto una nuova sede per una galleria, dunque, ma il tentativo di riallacciare un percorso interrotto e, insieme, di creare un nuovo punto d’incontro per gli artisti della città.

A raccogliere la sfida è Massimo Di Prima, che per circa vent’anni ha già gestito KALÓS e oggi riparte dai locali che, fino allo scorso giugno, hanno ospitato Spazioquattro. Un passaggio di testimone che tiene insieme due esperienze diverse e pone al centro una questione più ampia: quale spazio riesce a trovare oggi l’arte contemporanea a Messina? Insieme a lui condividono il progetto il fotografo Alessandro Mancuso e Fortunato Del Dotto. Presente all’inaugurazione anche l’artista internazionale Togo, nome d’arte di Enzo Migneco, nato a Milano ma profondamente legato al territorio siciliano.

Massimo Di Prima: una nuova KALÓS dalla rete costruita in vent’anni

Ripartire dalla conoscenza del territorio e da una rete di rapporti costruita in vent’anni di attività. È su queste basi che Massimo Di Prima immagina la nuova stagione di KALÓS, con l’obiettivo di tornare a coinvolgere gli artisti messinesi e, allo stesso tempo, aprire lo spazio al confronto con altre realtà espositive.

KALÓS Messina

Un patrimonio di relazioni che diventa oggi il punto di partenza del nuovo progetto. «Abbiamo già gettato le basi per alcune collaborazioni» anticipa.

La riapertura segna, però, anche un passaggio di testimone. Fino allo scorso giugno gli stessi locali di via Ghibellina hanno ospitato Spazioquattro, l’associazione culturale composta da Massimo Di Prima, Antonio Giocondo, Rocco Luvarà e Valentina Giocondo. Con la conclusione di quell’esperienza, Di Prima ha scelto di non abbandonare lo spazio e di raccoglierne personalmente l’eredità, riportando in vita KALÓS.

A ricostruire questo passaggio è Antonio Giocondo: «Massimo Di Prima ha avuto il coraggio di continuare. Si è impegnato in prima persona per lasciare questo spazio ai messinesi, ma soprattutto agli artisti che a Messina ruotano intorno a questa realtà».

Una scelta che porta con sé anche la questione della sostenibilità di uno spazio culturale indipendente. Giocondo ricorda infatti come la gestione di Spazioquattro richiedesse già l’impegno di quattro persone, oltre a costi non trascurabili. Da qui la volontà degli ex componenti dell’associazione di non interrompere del tutto il legame con il luogo e di continuare, per quanto possibile, a sostenere il percorso avviato da Di Prima.

Il nuovo progetto nasce così non da una cesura, ma dalla trasformazione di un’esperienza precedente: cambia la formula, torna il nome KALÓS, mentre resta l’intenzione di mantenere in via Ghibellina uno spazio dedicato alla produzione artistica e al confronto culturale.

KALÓS Messina

Centotrentacinque mostre e 185 artisti: l’eredità di Spazioquattro

I numeri della precedente esperienza restituiscono anche le dimensioni dell’attività culturale sviluppata in via Ghibellina. «Nei cinque anni di gestione di Spazioquattro abbiamo fatto 135 mostre con 185 artisti» ricorda Giocondo.

Un’attività intensa che, tuttavia, porta con sé una riflessione meno rassicurante sul rapporto tra arte e territorio. Secondo Giocondo, chi frequenta e sostiene queste iniziative appartiene spesso allo stesso ambiente di artisti e cultori dell’arte, mentre rimane difficile raggiungere una parte più ampia della cittadinanza. Ed è proprio questo l’obiettivo del nuovo progetto: riuscire a costruire intorno all’arte contemporanea un pubblico più largo.

KALÓS Messina

Togo e il richiamo agli artisti

Tra gli artisti presenti alla riapertura anche Togo, pittore e incisore nato a Milano nel 1937 ma profondamente legato a Messina, città d’origine della famiglia e nella quale trascorse gli anni della formazione e tenne, alla fine degli anni Cinquanta, la sua prima personale. Nel 1962 il trasferimento a Milano e, l’anno successivo, l’apertura dello studio nel quartiere di Brera segnano l’inizio di un percorso artistico che lo porterà a esporre in Italia e all’estero. Nel suo curriculum figurano circa duecento mostre personali e la partecipazione a rassegne e biennali dedicate alla pittura e alla grafica. È stato inoltre titolare della cattedra di Incisione all’Accademia di Belle Arti “Aldo Galli” di Como.

Tra le tappe più significative, l’esposizione di venti tele al Parlamento Europeo di Bruxelles nel 1999, l’invito alla 54ª Biennale di Venezia, la mostra “Dipinti e Incisioni” al Consolato Generale d’Italia a Londra nel 2021 e, nel 2022, la personale dedicatagli dal Museo della Permanente di Milano, che ne ha ripercorso attraverso una cinquantina di opere diversi decenni di ricerca tra incisione, disegno e pittura.

La presenza di Togo alla riapertura di KALÓS assume così un significato particolare proprio per il legame mai reciso con Messina: una città dalla quale è partito e alla quale è tornato più volte nel corso della propria carriera, anche attraverso esposizioni e iniziative artistiche.

KALÓS Messina

L’artista sottolinea il valore che uno spazio come KALÓS può assumere per il territorio.

«È un azzardo, ma ben vengano gli azzardi, perché sono situazioni alle quali bisogna credere fortemente» afferma Togo a proposito della nuova esperienza avviata da Massimo Di Prima. Un progetto che, nella sua visione, può diventare soprattutto un’occasione per dare visibilità agli artisti messinesi, da quelli già affermati alle nuove generazioni.

«A Messina ci sono tanti artisti molto validi, ma anche giovani promesse del cui lavoro si possa evidenziare la qualità della ricerca. Sono giovani che, se non hanno la possibilità di avere un confronto pubblico, di misurarsi con altri artisti e soprattutto con i potenziali acquirenti e fruitori, rischiano di vedere tutto questo restare una chimera».

Da qui il ruolo che Togo attribuisce alla galleria: creare occasioni di confronto e mettere competenze ed esperienza a disposizione di chi sta costruendo il proprio percorso artistico. «Questo ritengo sia il compito di una giovane galleria come questa» osserva.

Un sostegno al quale lo stesso artista ha scelto di contribuire concretamente: Togo ha annunciato che realizzerà un’incisione da donare alla galleria, destinata ai soci che sosterranno il nuovo progetto.

KALÓS Messina

Mancuso: «Messina ha bisogno di più arte contemporanea»

A porre apertamente la questione sul piano cittadino è anche il fotografo Alessandro Mancuso, che ha scelto di mettere gratuitamente parte del proprio lavoro a disposizione del progetto.

«Messina ha bisogno di più arte contemporanea. E ha bisogno di riconoscere gli artisti vivi, che lavorano qui e producono cultura adesso» scrive Mancuso in un post pubblico, interrogandosi sulla presenza in città di programmi continuativi, residenze, produzioni, acquisizioni pubbliche, commissioni e spazi destinati a chi produce arte.

Una riflessione che allarga inevitabilmente lo sguardo oltre KALÓS. L’iniziativa privata può creare occasioni e mettere in relazione artisti e pubblico, ma non può sostituire una politica culturale strutturata. Lo stesso Mancuso chiarisce la distinzione: la partecipazione gratuita al progetto è una scelta personale «non il modello economico su cui una città costruisce la propria politica culturale».

Kalòs, del resto, significa bellezza. E di questa bella ci si potrebbe nutrire ogni giorno, per provare a costruire un mondo possibile.

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Valentina Michela Di Salvo
Valentina Michela Di Salvo
Giornalista, Direttore di PDQ Magazine. Mail: valentina.disalvo@pdqmagazine.com ---------------------------------------------------- Credo nella scrittura come strumento di fiducia e nel giornalismo come spazio di ascolto e ricostruzione del senso collettivo
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