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Tommaso Gioietta: l’arte dell’attore tra scena, corpo e psicologia

Dalla Sicilia ai grandi maestri contemporanei, un percorso eclettico che attraversa teatro, cinema e impegno sociale, trasformando ogni esperienza in una ricerca sull’essere umano

Ci sono artisti che attraversano la scena interpretando personaggi e altri che la percorrono: cercano di comprendere ciò che accade dentro l’essere umano. Tommaso Gioietta appartiene a questa seconda categoria: il suo percorso nasce dall’incontro tra il teatro, la performance e una profonda sensibilità psicologica, maturata attraverso la Laurea in Psicologia e la Specializzazione in Psicoterapia, percorsi che hanno orientato in modo decisivo il suo sguardo sulle persone, sulle emozioni e sulle relazioni.

Attore e performer palermitano, Tommaso ha costruito negli anni un cammino eclettico. La sua formazione si snoda tra Palermo e Roma, passando per l’Accademia “La valigia dell’Attore” diretta da Ugo Bentivegna, l’Accademia di Alta Formazione “Professione Artista”, i laboratori con la regista Francesca Vaccaro e importanti percorsi con maestri della scena contemporanea come Lina Prosa e Ferzan Özpetek.

Accanto alla recitazione e alla musica, suona il clarinetto fin dall’età di dieci anni. Ha approfondito lo studio del movimento corporeo attraverso il teatro-danza e la danza Butoh, collaborando tra gli altri con Virgilio Sieni, Giovanni Zappulla e Sayoko Onishi. Una ricerca espressiva a tutto tondo che gli è valsa nel tempo importanti riconoscimenti, come il Premio Eccellenza Giacinto Mormino nel 2026, il Premio Donne e Uomini delle culture del Mediterraneo nel 2025 e l’International Career Award nel 2023.

Tra cinema, televisione e teatro, ha preso parte a produzioni di rilievo, dalla serie TV Màkari su Rai Uno a diversi progetti teatrali legati alla drammaturgia classica e contemporanea — come le rassegne dedicate a Shakespeare o le performance dirette da Francesca Vaccaro e Virgilio Sieni — apparendo anche in pubblicazioni visive internazionali come Vogue Italia.

A questa ricca dimensione artistica si affianca un costante impegno nella direzione e progettazione culturale sul territorio siciliano, a testimonianza di una visione dell’arte intesa come spazio di ascolto, partecipazione e crescita collettiva.

Ed è proprio da questo intreccio tra il personaggio e la persona, tra il corpo che comunica e la mente che osserva, tra il mestiere dell’attore e quello del terapeuta, che prende vita la nostra intervista di oggi.

L’impegno sociale e la sicurezza stradale: il messaggio di Tommaso Gioietta

Sul piccolo schermo e non solo, ti vediamo come protagonista della campagna sulla sicurezza stradale, “Sulla buona strada”, incentrata sul tema dell’uso dello smartphone alla guida. Quanto ritieni fondamentale mettere la propria espressività al servizio di un messaggio sociale di così primaria importanza?

«Penso che sia fondamentale metterci la faccia, perché è importante arrivare a più persone possibile e sensibilizzare continuamente su tematiche che toccano la vita quotidiana e interessano l’intera popolazione. La sicurezza stradale in generale, e l’uso del cellulare alla guida in particolare, è un tema cruciale: i dati attuali sono davvero allarmanti e mostrano come di anno in anno aumentino le persone che perdono la vita a causa dell’abuso di alcol, dell’alta velocità o perché guidano con lo smartphone in mano. A volte c’è una disattenzione tale da far perdere di vista il rischio reale .

Proprio per questo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha deciso di investire in una campagna di sensibilizzazione capillare, diffusa sulle TV nazionali, al cinema, nelle stazioni dei treni, negli aeroporti e in radio, con l’obiettivo di raggiungere chiunque. Nello spot ci sono io da solo al volante e credo che metterci la persona e l’espressività possa rivelarsi davvero utile. Mi fa immensamente piacere investire la mia figura professionale in progetti di sensibilizzazione di questa portata e sono davvero felice di avervi preso parte».

Tommaso Gioietta

La direzione artistica al premio Internazionale Mondello Arte Expo e al Cineteatro Festival Cefalù

Il Premio Internazionale Mondello Arte Expo si è svolto a Cefalù con grande successo per l’edizione 2026, unita alla prima edizione del Cineteatro Festival Cefalù. Parlaci di questa esperienza che ti ha visto impegnato come direttore artistico.

«Il premio si è svolto proprio pochi giorni fa, quindi è un’emozione fresca e recentissima. Ricopro il ruolo di direttore artistico della sezione cinema e teatro già da tre anni consecutivi, ma in questa edizione ho avuto l’onore di guidare anche il primo appuntamento del Cineteatro Festival Cefalù 2026. A differenza della versione tradizionale di dicembre, che si tiene a Mondello e abbraccia diversi ambiti espressivi, questo debutto estivo è stato interamente dedicato al teatro e alla recitazione.

È stato un banco di prova davvero importante: mi sono confrontato con tantissimi artisti di prim’ordine, consegnando premi alla carriera e riconoscimenti speciali a personalità di grande spicco del panorama nazionale e internazionale. Portare a compimento il festival in piena estate è stata una bellissima sfida, soprattutto per via delle temperature roventi di fine agosto. Nonostante il caldo torrido, non ci siamo fermati e la premiazione si è svolta nel migliore dei modi nello splendido Spazio Eventi al Bastione di Cefalù.

Il premio nasce a Mondello — luogo simbolo dove il mare e l’architettura Liberty incontrano la cultura — ma tra i nostri obiettivi, condivisi con il presidente Maurizio Lucchese, c’è la promozione di tutta la Sicilia. Cefalù è una meta celebre in tutto il mondo ed è apparsa subito come la scelta più azzeccata per accogliere questa veste estiva dell’evento. Da qui è nato un naturale e felice gemellaggio, sostenuto dal patrocinio del Comune di Cefalù, che ha permesso di valorizzare al meglio l’inestimabile patrimonio artistico e paesaggistico della nostra terra».

Tommaso Gioietta

Giulio Cesare e il grande teatro classico

Nel corso del mese di agosto sei andato in scena interpretando : Giulio Cesare nell’opera di William Shakespeare diretta da Ugo Bentivegna. Quali sfide ha comportato immergersi nella complessità emotiva e politica di un personaggio così iconico?

«Interpretare Giulio Cesare ha richiesto da parte mia un lavoro di approfondimento personale molto intenso per far emergere tutte quelle sfumature e quei dettagli che delineano la figura del personaggio. Cesare era un uomo temuto, visto quasi come una divinità; lui stesso si professava come colui che portava il sole in fronte e il peso dell’intera storia sulle proprie spalle. Allo stesso tempo, però, era consapevole delle cospirazioni contro di lui e sapeva che persino i suoi amici temevano la sua grandezza arrivando a tradirlo. Nella mia interpretazione ho voluto lavorare proprio su questa consapevolezza costante del pericolo e della fine imminente.

Nel suo monologo, Cesare dichiara che se dovrà cadere, vorrà farlo con dignità, senza tirarsi indietro davanti a nessuno: se i suoi amici dovranno diventare i suoi assassini, che lo facciano con grazia, perché lui è Giulio Cesare e non può morire come uno qualsiasi, ma come il più grande uomo della storia. Portare in scena questo spessore emotivo è un lavoro interpretativo affascinante. È sempre una forte emozione vivere il momento dell’agguato e della morte in scena, con il corpo portato in processione attraverso un vero e proprio rituale, accompagnato dai monologhi di Bruto e di Marco Antonio che piange ai miei piedi.

È uno spettacolo che abbiamo portato in scena più volte: il debutto è avvenuto lo scorso anno a Tuscania, una splendida cittadina etrusca nel Lazio dove si respirava una suggestiva atmosfera di romanità. Successivamente lo abbiamo replicato in varie location, come al Castello di Acquedolci, dove recitavo il monologo salendo un’imponente scalinata ed esclamando: “Ogni passo che compio è come se calpestassi quel tempio, quel sangue, e il mio animo vibra libero come un tuono nel cuore della storia”. Essere immerso in cornici storiche così evocative mi ha dato ancora di più la possibilità di far emergere l’essenza autentica di questo personaggio».

Tommaso Gioietta

La sinergia tra psicologia e arte drammatica

Accanto al tuo percorso di attore c’è una solida formazione scientifica, legata alla Laurea in Psicologia e alla Specializzazione in Psicoterapia. In che modo questa chiave di lettura ti aiuta nell’esplorare le pieghe più nascoste dei personaggi che porti in scena?

«Avere una formazione che mi ha portato negli anni a fare un lavoro su me stesso in termini di consapevolezza, autostima e gestione dei pensieri mi aiuta a canalizzare l’energia e le emozioni interne, come la rabbia, l’ansia o quell’emotività estrema che molte volte porta a bloccarsi. Tutte queste cose non le ho solo studiate in una formazione pluriennale ; ma le ho vissute in prima persona attraverso la terapia personale e una lunghissima esperienza clinica.

Tommaso Gioietta

C’è poi l’aspetto legato alla gestione delle emozioni tramite le tecniche di respirazione e rilassamento. In ambito teatrale e cinematografico si studiano le tecniche di riscaldamento e preparazione dell’attore, come l’uso corretto del diaframma, che servono a scaldare la voce e a metterti in connessione con la parte più intima di te stesso. In un certo senso sono stato facilitato a intraprendere questo percorso perché avevo già fatto un lavoro interiore.

Ogni attore compie una ricerca su di sé: il palcoscenico o il set in quel momento sono quasi come una seduta psicoanalitica, perché ti metti in gioco a trecentosessanta gradi e tiri fuori emozioni fortissime che non pensi di poter provare se non nel momento in cui le vivi in scena. Aver esplorato con i miei studi gli aspetti più profondi della mia personalità e del mio vissuto mi ha sicuramente aiutato a tirar fuori ciò che serve per dare vita a quei personaggi».

Tommaso Gioietta

Dalla recitazione al teatro sensoriale e alla danza Butoh: l’arte di esprimersi con il corpo

Dalla recitazione al teatro sensoriale, fino alla danza contemporanea e alla danza Butoh, la tua ricerca valorizza il corpo quanto la parola. Come si integrano questi aspetti così diversi nel suo percorso?

«La mia consapevolezza artistica nasce dalla convinzione che il corpo sappia comunicare prima e più delle parole. Ogni esperienza mi ha plasmato, e poiché ogni artista è unico, ognuno di noi porta in scena un vissuto irripetibile. Nel controverso mondo dell’arte ho avuto la fortuna di incontrare maestri che hanno saputo valorizzarmi, tirando fuori le mie potenzialità. Il teatro sensoriale è stato una tappa fondamentale: nello spettacolo Tessere Gibellina, diretto da Pancho Garcia dello studio di Enrique Vargas, noi attori toglievamo le nostre bende per metterle agli spettatori, privandoli della vista per condurli in un viaggio intimo tra olfatto, udito e tatto, spingendoli ad affidarsi completamente a noi, vivendo un’esperienza viscerale capaci di trasformarli.

Era straordinario osservare come, superata la paura iniziale del buio, ogni partecipante iniziasse a percepire lo spazio anche attraverso le sfumature della voce e i suoni più sottili. A questa ricerca si lega la danza, in particolare la danza Butoh giapponese, studiata con esponenti internazionali.

Una disciplina potente e drammatica, nata dal dolore per le tragedie di Hiroshima e Nagasaki, in cui ci si spoglia di tutto. A differenza della danza classica o contemporanea, dove la musica guida il movimento in modo fluido, nella Butoh generalmente non c’è sottofondo: c’è un vissuto interno da esplorare. Ho imparato a gestire il corpo con lentezza e immobilità, come nel lavoro sull’albero scosso dal vento. Tutto questo percorso, dal teatro ai sensi fino al movimento, costituisce oggi la mia identità: un modo unico e totale di vivere la scena».

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Tiziana La Barbera
Tiziana La Barbera
Docente di materie umanistiche con particolare interesse per le tematiche educative, psicologiche, sociali ,di crescita personale, di inclusione. Ha approfondito la comunicazione neuro - linguistica (PNL) come strumento per favorire l' inclusione nei contesti scolastici e formativi Laurea in Psicologia L24 Scienze e tecniche psicologiche
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