HomePolitica & SocietàForza Italia, l’autunno della grande frattura: congressi, tensioni e fughe

Forza Italia, l’autunno della grande frattura: congressi, tensioni e fughe

Da Nord a Sud cresce il malessere nel partito di Tajani, mentre Futuro Nazionale avanza nei sondaggi e comincia ad attrarre anche la classe dirigente azzurra

Forza Italia arriva all’autunno più delicato della stagione post-Berlusconi. I congressi territoriali, pensati per riorganizzare il partito e consolidare la leadership di Antonio Tajani, stanno invece facendo emergere tensioni, rivalità e fratture che attraversano ormai diverse regioni italiane. Dalla Campania alla Puglia, dalla Calabria alla Basilicata fino al Piemonte, il malessere non appare più confinato a singoli territori.

L’affondo più significativo arriva dalle colonne del Foglio e porta la firma di Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e dirigente storico di Forza Italia. Il suo messaggio è diretto: il partito non può permettersi di rimanere immobile e i congressi, se non costruiti attraverso una sintesi condivisa, rischiano di «dilaniarlo».

Mulè indica in particolare la Campania, chiedendo di rinviare il congresso fissato per il 9 settembre. Ma soprattutto richiama Forza Italia alla necessità di tornare alla politica, alle battaglie identitarie e all’eredità di Silvio Berlusconi.

È un intervento politicamente pesante perché arriva nel momento in cui la macchina congressuale degli azzurri appare più esposta alle contestazioni.

Forza Italia e il caso Campania

La Campania è diventata l’epicentro della frattura interna. Da una parte procede la macchina organizzativa del congresso, dall’altra parlamentari, consiglieri regionali, amministratori e dirigenti chiedono di fermare il percorso e contestano modalità e regole dell’appuntamento, arrivando a parlare di «congresso farsa».

Il terreno dello scontro è quello classico delle guerre interne: tessere, numeri, deleghe, firme e rappresentanza territoriale. Ma dietro la conta congressuale c’è una questione politica più profonda.

Le due anime del partito sembrano infatti sempre più distanti e la capacità di mediazione che per anni ha rappresentato uno degli elementi distintivi di Forza Italia appare oggi sottoposta a una pressione crescente. La Campania, però, non è un caso isolato.

Piemonte, Zangrillo apre il caso politico

In Piemonte il ministro Paolo Zangrillo ha sollevato pubblicamente un problema politico nei confronti della gestione del partito. Prima le critiche sul mancato coinvolgimento nel piano sulla sburocratizzazione, poi la richiesta di una Forza Italia «più aperta», maggiormente capace di lavorare in squadra e di garantire spazio anche a chi esprime posizioni differenti.

Un messaggio che, secondo le ricostruzioni del Foglio, avrebbe irritato il segretario nazionale Antonio Tajani.

Il successivo chiarimento ha riportato il confronto su binari più istituzionali, ma il tema resta: quanto spazio c’è oggi dentro Forza Italia per il dissenso e per le diverse sensibilità territoriali? La domanda è destinata a tornare al centro del dibattito nei prossimi mesi.

Puglia, un’altra sfida congressuale

In Puglia si prepara intanto un’altra partita ad alta tensione. Al centro dello scontro c’è la guida regionale di Mauro D’Attis.

Il fronte che chiede un rinnovamento non è marginale: quattro consiglieri regionali su cinque hanno sottoscritto una richiesta per modificare gli equilibri interni e riconoscere maggiore peso a chi rappresenta consenso, amministrazioni e territorio.

Anche qui il rischio è che il congresso regionale si trasformi soprattutto in una conta tra gruppi contrapposti. Campania e Puglia finiscono così per rappresentare due facce dello stesso problema: appuntamenti nati con l’obiettivo di rilanciare il partito rischiano di accentuare divisioni già esistenti.

Basilicata, cambia l’equilibrio territoriale

Nel mosaico delle tensioni si inserisce anche la Basilicata. Il congresso regionale è convocato per il 19 settembre e il partito si avvia verso l’elezione del presidente della Regione Vito Bardi al posto della coordinatrice uscente Elisabetta Casellati.

È un altro segnale di una fase di profonda riorganizzazione territoriale.

Il problema è che la riorganizzazione interna sembra ormai occupare una parte sempre maggiore dell’agenda politica degli azzurri, proprio mentre il partito avrebbe bisogno di concentrare energie e iniziativa sui temi nazionali.

Francesca Pascale e il richiamo all’identità berlusconiana

A complicare ulteriormente il quadro è arrivato anche l’intervento di Francesca Pascale sul Riformista.

Le sue critiche alla gestione nazionale si accompagnano alla richiesta di recuperare con maggiore decisione l’identità liberale e berlusconiana di Forza Italia. È un tema che attraversa trasversalmente il partito: cosa deve essere Forza Italia dopo Silvio Berlusconi?

Una forza moderata inserita stabilmente nel centrodestra di governo? Un partito popolare ed europeista capace di intercettare il voto moderato? Oppure un movimento più fortemente ancorato all’identità liberale costruita dal suo fondatore?

La risposta a questa domanda appare ancora tutt’altro che definita.

Calabria, la fuga di Domenico Giannetta

E poi c’è la Calabria, dove il caso Domenico Giannetta assume un valore particolarmente significativo.

L’ex deputato e capogruppo regionale di Forza Italia ha lasciato il partito per diventare il candidato di Futuro Nazionale alle elezioni suppletive di Reggio Calabria del 27 e 28 settembre.

Secondo quanto ricostruito dall’ANSA, alla base della rottura ci sarebbero anche dissapori interni maturati durante le ultime amministrative reggine.

Al di là della singola candidatura, però, la vicenda ha un peso politico più ampio: Forza Italia non deve soltanto gestire le proprie divisioni interne, ma anche evitare che queste producano un’emorragia di classe dirigente verso nuovi soggetti politici.

Futuro Nazionale e il sorpasso nei sondaggi

È qui che entra in gioco Futuro Nazionale, il movimento fondato da Roberto Vannacci appena sette mesi fa.

Le ultime rilevazioni hanno acceso un ulteriore campanello d’allarme per gli azzurri. Il sondaggio SWG citato nel dibattito politico colloca Futuro Nazionale al 7,5 per cento, davanti a Forza Italia, ferma al 7,1.

Naturalmente un singolo sondaggio non può essere considerato una sentenza elettorale. Ma il dato diventa politicamente significativo se inserito in una tendenza già osservata in altre rilevazioni di fine agosto.

Forza Italia aveva indicato l’obiettivo ambizioso del 20 per cento. Oggi, invece, deve fare i conti con un nuovo concorrente che non sembra limitarsi a contendersi consensi nell’area del centrodestra, ma comincia anche ad attrarre esponenti della classe dirigente azzurra. È questo il passaggio più delicato.

Tajani sotto pressione

Campania, Puglia, Calabria, Basilicata e Piemonte raccontano una geografia delle tensioni che difficilmente può essere liquidata come una somma di problemi locali.

La questione diventa inevitabilmente nazionale e coinvolge direttamente la leadership di Antonio Tajani.

Il segretario deve tenere insieme un partito attraversato da sensibilità diverse, amministratori che chiedono maggiore peso, dirigenti che rivendicano autonomia e una base che, dopo la scomparsa di Berlusconi, cerca ancora un’identità politica sufficientemente riconoscibile.

La sfida non è soltanto organizzativa. È soprattutto politica.

Lo stesso Mulè, nel suo intervento, richiama la necessità di ascoltare maggiormente i suggerimenti della famiglia Berlusconi. Un riferimento che restituisce plasticamente uno dei nodi irrisolti del partito: quale rapporto mantenere con l’eredità politica del fondatore e come trasformarla in una linea autonoma e credibile per il futuro?

Il paradosso dei congressi

Il paradosso è evidente.

Forza Italia dovrebbe utilizzare questa fase per prepararsi alle prossime elezioni, rafforzando la propria identità moderata, liberale, popolare ed europeista. Invece una parte crescente delle energie viene assorbita da congressi, organigrammi, sostituzioni, candidature, tessere e conte interne.

Il rischio è che lo strumento pensato per rilanciare il partito finisca per indebolirlo.

Un congresso dovrebbe servire a ricomporre, legittimare una nuova classe dirigente e offrire una prospettiva politica. Se diventa soltanto una battaglia per il controllo delle strutture territoriali, può produrre l’effetto opposto.

Ed è proprio questa la domanda che emerge dalle parole di Mulè: a cosa serve vincere un congresso se, per vincerlo, si finisce per dividere il partito?

L’autunno decisivo di Forza Italia

L’autunno si annuncia dunque particolarmente caldo per Forza Italia. Il partito dovrà affrontare i congressi, ricomporre le fratture territoriali e contemporaneamente definire una linea politica capace di distinguerlo dagli alleati e dai nuovi concorrenti.

La vera sfida per Tajani non sarà soltanto distribuire incarichi e trovare equilibri interni. Sarà dimostrare che Forza Italia può ancora rappresentare uno spazio politico riconoscibile nel centrodestra italiano.

Perché mentre gli azzurri discutono sulla composizione degli organismi e si contendono le caselle territoriali, fuori dal partito qualcosa sta cambiando.

Un nuovo movimento ha già conquistato spazio nei sondaggi e comincia a intercettare anche pezzi di classe dirigente forzista.

Il rischio, allora, è che quando saranno terminati tutti i congressi, assegnate tutte le cariche e chiuse tutte le conte interne, i conti veri arrivino dagli elettori.

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Ninni Petrella
Ninni Petrella
Ninni Petrella è attivista, promotore culturale, da anni impegnato in iniziative che promuovono la partecipazione civica, la formazione e lo sviluppo sostenibile dei territori. Originario di Milazzo, ha fondato nel 2023 il Movimento Politico Partiamo da Qui, con l’obiettivo di avvicinare soprattutto le nuove generazioni alla politica attiva e alla cittadinanza consapevole. È stato ufficiale di complemento nella Guardia di Finanza e collabora attivamente con realtà associative e istituzionali su progetti dedicati alla legalità, all’inclusione sociale e alla promozione della cultura come motore di crescita collettiva. È membro dell’Istituto Milton Friedman, impegnato nella diffusione dei principi della libertà economica e della responsabilità individuale. È laureato in Giurisprudenza, ha conseguito una laurea magistrale in Psicologia del Lavoro e delle Comunicazioni e un master in Diritto dell’Informatica. È inoltre abilitato alla professione forense.
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