Una conferenza sulla libertà delle donne finisce al centro di una durissima contestazione. È quanto accaduto, secondo la ricostruzione dell’Istituto Milton Friedman, durante l’evento “Donne: la libertà è sempre di moda”, organizzato il 25 settembre presso il centro congressi di Assolombarda.
A mettere nero su bianco le contestazioni è Alessandro Bertoldi, direttore esecutivo dell’Istituto Friedman e amministratore di AB Group, che ha inviato una lettera al presidente di Assolombarda, Alvise Biffi, mettendo per conoscenza anche il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini.
Il tono della missiva è tutt’altro che diplomatico. Bertoldi parla di “profondo disappunto”, denuncia problemi organizzativi e tecnici e soprattutto contesta quello che considera un intervento sui contenuti dell’evento. Una vicenda che, se confermata nei termini descritti, solleverebbe interrogativi che vanno ben oltre il semplice disservizio.
Il contesto dell’evento
“Donne: la libertà è sempre di moda”, organizzato durante la Milano Fashion Week, ha utilizzato anche moda e immagine personale per parlare di libertà e autodeterminazione.
Accanto al panel “Cosa nasconde il tuo make-up?” e alla sfilata “Lux” di Marilena Spiridigliozzi, la giornata ha raccolto testimonianze legate a contesti segnati da violenze e restrizioni: dalla giovane Ela Elyakim, rapita da Hamas il 7 ottobre 2023, alla yazida Fawzia Amin Sido, sequestrata dall’ISIS, fino all’iraniana Elaheh Tavakolyan e all’attivista afghana Husna Jalal.

La questione più grave: i nomi da non pronunciare
Il passaggio più delicato riguarda le slide preparate per la conferenza. Secondo l’Istituto Friedman, il materiale riportava lo slogan “Hamas = Isis = talebani = regime iraniano” e indicava le organizzazioni e i regimi che gli organizzatori associavano alle persecuzioni raccontate dalle testimoni.
Bertoldi sostiene che il personale della struttura avrebbe chiesto di modificare le slide, eliminando quei riferimenti.
È questo il punto che rende la vicenda particolarmente significativa. Perché un conto è discutere la forma, il linguaggio o l’impostazione comunicativa di un evento; altro è, secondo la denuncia, chiedere di eliminare i nomi dei soggetti indicati come responsabili delle violenze raccontate dalle stesse testimoni.
Bertoldi parla di “censura preventiva” e considera la richiesta incompatibile con lo spirito di una manifestazione dedicata alla libertà. Naturalmente, la circostanza dovrà essere chiarita da Assolombarda. Ma proprio per questo la questione non può essere liquidata come un banale problema organizzativo: occorre capire chi abbia chiesto la modifica, per quale ragione e sulla base di quale criterio.

Quando l’organizzazione diventa un ostacolo
Secondo la lettera, le difficoltà non si sarebbero fermate alle slide. Il personale esterno addetto all’accoglienza avrebbe, nella ricostruzione dell’Istituto Friedman, espresso davanti ad alcuni ospiti giudizi sui contenuti della manifestazione, arrivando anche a mettere in discussione la veridicità delle testimonianze delle relatrici.
Un comportamento che, se confermato, sarebbe quantomeno singolare per personale incaricato di fornire un servizio durante un evento già programmato e contrattualizzato.
Gli organizzatori contestano inoltre la gestione degli accrediti, la mancata disponibilità a occuparsi di alcune attività di supporto e il comportamento tenuto durante la manifestazione.
Non si tratta, dunque, soltanto di una lamentela sul livello del servizio. Nella ricostruzione dell’Istituto Friedman emerge la percezione di un ambiente che avrebbe finito per ostacolare, anziché semplicemente ospitare, l’iniziativa.
Decine di cuffie fuori uso
Poi ci sono i problemi tecnici, che rendono ancora più pesante il bilancio della giornata. Secondo Bertoldi, decine di cuffie per la traduzione simultanea non sarebbero state funzionanti. Il pubblico e i giornalisti avrebbero quindi incontrato difficoltà nel seguire gli interventi degli ospiti stranieri, mentre alcuni partecipanti sarebbero stati costretti a uscire e rientrare dalla sala alla ricerca dei dispositivi funzionanti.
Non meno rilevante il problema denunciato per la diretta streaming: l’audio trasmesso online sarebbe stato quello originale anziché quello tradotto in italiano.
Per una conferenza internazionale, non è un dettaglio. La traduzione è parte integrante del servizio necessario a rendere accessibili gli interventi. Se il sistema non funziona, viene meno una componente essenziale dell’evento.

Anche le interpreti nel mirino
L’Istituto Friedman contesta inoltre il comportamento di alcune interpreti.
Secondo Bertoldi, fatta eccezione per quelle incaricate delle lingue ebraica e araba, le altre professioniste si sarebbero rifiutate di fornire assistenza linguistica al di fuori della sala, nonostante fossero state ingaggiate per un numero di ore superiore a quello poi effettivamente richiesto.
Anche questo episodio, preso singolarmente, potrebbe apparire come una controversia di servizio. Inserito però nel quadro complessivo descritto nella lettera, contribuisce alla denuncia di una giornata nella quale, secondo gli organizzatori, troppe componenti avrebbero smesso di funzionare contemporaneamente.

Il conto della vicenda
C’è infine un risvolto economico. L’evento, secondo Bertoldi, sarebbe costato decine di migliaia di euro e avrebbe richiesto una costruzione organizzativa difficilmente replicabile.
Per questo l’Istituto Friedman sostiene di non ritenere dovuto il saldo relativo ai servizi che, secondo la propria ricostruzione, non sarebbero stati ricevuti o sarebbero stati forniti in maniera inadeguata.
La posizione dovrà naturalmente essere confrontata con gli accordi contrattuali e con la documentazione relativa ai servizi acquistati e prestati.
Gli organizzatori riconoscono comunque ad Assolombarda la disponibilità dimostrata nel concedere l’utilizzo di alcuni locali vuoti adiacenti all’Auditorium.

Una questione che non può essere ridotta alle cuffie
È proprio qui che la vicenda assume un significato più ampio. Se i problemi tecnici possono essere verificati, se il funzionamento delle cuffie può essere accertato e se le responsabilità contrattuali possono essere ricostruite, la questione delle slide è di natura diversa.
La libertà di espressione non può essere considerata un elemento accessorio quando si ospita un evento pubblico. Allo stesso tempo, una struttura che mette a disposizione i propri spazi può avere regole e responsabilità che devono essere rispettate dagli organizzatori.
Il punto, dunque, è stabilire dove sia stato tracciato quel confine e se, nel caso specifico, sia stato superato. È questa la domanda alla quale Assolombarda dovrebbe dare una risposta chiara.
Non soltanto per l’Istituto Friedman, ma per tutti coloro che organizzano eventi, conferenze e dibattiti all’interno di spazi istituzionali: chi ospita un confronto sulla libertà deve essere particolarmente trasparente quando vengono contestate limitazioni ai contenuti di quel confronto.
Bertoldi sostiene inoltre che numerosi giornalisti e rappresentanti istituzionali presenti possano testimoniare su quanto accaduto. Se sarà necessario, saranno dunque gli elementi documentali e le testimonianze dei presenti a chiarire le circostanze.
Per ora esiste una lettera, con accuse precise e circostanziate, e una serie di interrogativi ai quali manca ancora, pubblicamente, la controparte.
La vicenda, quindi, non è chiusa. Ed è proprio la risposta di Assolombarda a stabilire se si sia trattato di una sequenza di gravi disservizi, di incomprensioni organizzative o di qualcosa di più serio.
Per tutti gli altri aggiornamenti continua a seguirci su PdQ Magazine.
